Regole del voto uguali per tutti. Scritte nella Costituzione.
Il voto è tuo! è una campagna per una legge costituzionale di iniziativa popolare. Chiediamo di scrivere nella Costituzione regole elettorali democratiche, stabili e uguali per tutti, che nessuna maggioranza di turno possa piegare ai propri interessi.
Sostieni la propostaLe nostre proposte sono cinque
- 1Una nuova legge elettorale vale solo dalla seconda legislatura successiva
- 2Niente liste bloccate: chi ti rappresenta lo scegli tu
- 3Firme proporzionate all’elettorato e uguali per tutti
- 4La Corte costituzionale controlla prima del voto, non dopo
- 5Voto autonomo e accessibile per tutti, anche lontano da casa
Il problema
In Italia le regole del voto possono essere riscritte proprio da chi dovrà poi competere alle elezioni. Il Rosatellum era in vigore da nove anni: la maggioranza lo ha sostituito con lo Stabilicum alla vigilia delle prossime elezioni.
Le regole sono state cambiate più volte, spesso a ridosso delle elezioni e per iniziativa della maggioranza parlamentare del momento. Una maggioranza che, alla vigilia del voto in cui sarà giudicata, riscrive la legge elettorale a proprio beneficio non offre ai cittadini una competizione equa.
- 1993
Mattarellum - 2005
Porcellum - 2015
Italicum - 2017
Rosatellum - 2026Stabilicum
Le conseguenze ricadono direttamente sull’elettore:
Cosa proponiamo
Cinque garanzie da scrivere nella Costituzione, perché valgano per chiunque governi.
No alle leggi elettorali su misura
Scrivere nella Costituzione che una nuova legge elettorale si applica solo dalla seconda legislatura successiva alla sua approvazione.
Oggi la maggioranza di turno può riscrivere la legge elettorale alla vigilia del voto, sulla base dei sondaggi o delle convenienze del momento.
Perché
Chi fissa le regole non sa se ne trarrà vantaggio. Le regole del voto devono garantire nel tempo una rappresentanza corretta dei cittadini, non favorire chi in quel momento ha i numeri per cambiarle. È una garanzia per chi governa e per chi sta all’opposizione, oggi e domani.
Scegli tu chi preferisci (in Parlamento)
Vietare nella Costituzione liste o posizioni bloccate e ogni meccanismo che faccia dipendere l’elezione dall’ordine in lista o da una designazione interna alla coalizione.
Con le liste bloccate l’elettore può votare solo il partito, mentre il suo rappresentante in Parlamento è stabilito prima dalla segreteria. Anche le preferenze con il capolista bloccato sono una soluzione a metà: una quota rilevante di parlamentari resta sottratta alla scelta degli elettori.
Perché
Con la sentenza n. 1 del 2014 la Corte costituzionale ha già censurato un sistema che non lasciava all’elettore alcuna scelta sui candidati, richiamando la libertà e la personalità del voto. Vogliamo che quel principio diventi una garanzia stabile. Eletti scelti dai cittadini accanto a eletti garantiti dalla posizione in lista creano inoltre, nello stesso Parlamento, rappresentanti con una legittimazione di fatto diversa.
Firme uguali per tutti
Le firme richieste devono essere proporzionate al numero di elettori del collegio, non superiori all’1%, uguali per tutte le forze politiche senza gruppo parlamentare e raccoglibili anche con strumenti digitali pubblici e verificabili, non solo su carta.
La nuova legge elettorale impone una barriera all’ingresso ai partiti senza rappresentanza parlamentare: chiede loro, in ogni collegio, circa quattro volte le firme richieste a chi è già in Parlamento. È una soglia fissa e sproporzionata, che pesa ancora di più nei collegi piccoli.
Perché
La soglia dell’1% è quella indicata dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa. Le firme decidono quali alternative l’elettore troverà sulla scheda: non sono un tecnicismo, ma una condizione per l’esercizio del voto democratico. Alzare artificialmente gli ostacoli significa restringere la competizione e proteggere chi è già dentro. Una democrazia sana non teme nuove alternative: permette loro di presentarsi, competere e sottoporsi al giudizio degli elettori.
Prima le verifiche, poi le elezioni
La Corte costituzionale verifica la costituzionalità della legge elettorale prima che sia promulgata e applicata.
Oggi una legge elettorale può entrare in vigore ed essere usata per eleggere un Parlamento prima del giudizio di costituzionalità, che può avvenire anche anni dopo.
Perché
Se una legge elettorale ha un vizio costituzionale, va scoperto prima che stabilisca come il voto dei cittadini diventa rappresentanza. Votare con una legge e scoprirne i vizi dopo è paradossale: regole certe prima del voto significano più stabilità istituzionale e più fiducia dei cittadini nella democrazia.
No a barriere fisiche al voto
Scrivere nella Costituzione che la Repubblica garantisce alle persone con disabilità l’esercizio autonomo del voto, e che la legge assicura l’esercizio del diritto di voto anche fuori dal comune di iscrizione elettorale per ragioni di salute, cura o assistenza.
Oggi il diritto di voto delle persone con disabilità e dei caregiver non è pienamente garantito. Devono affrontare mille ostacoli, o sono costretti a entrare in cabina con un accompagnatore, rinunciando alla riservatezza del voto.
Perché
Esistono già soluzioni semplici, come la raccolta di firme digitali o le mascherine in braille, che permetterebbero di votare da soli e in riservatezza. Un voto che richiede per forza un accompagnatore non è pienamente libero e personale.
Perché nella Costituzione
Vogliamo intervenire alla radice. Finché le regole del voto restano nelle mani della maggioranza del momento, possono essere riscritte da chi ha interesse a vincere le elezioni successive. Le garanzie scritte nella Costituzione impediscono alla maggioranza di turno di piegare le regole del voto ai propri interessi.
Il voto dei cittadini deve contare davvero nella scelta dei propri rappresentanti. Le regole della democrazia devono essere stabili, trasparenti e uguali per tutti.
Sostieni la propostaLeggi il testo della proposta
Proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare: Garanzia della libertà di scelta degli elettori e della parità di accesso alle elezioni. Tre articoli che modificano gli articoli 48, 56, 57 e 134 della Costituzione.