Regole del voto uguali per tutti. Scritte nella Costituzione.

Il voto è tuo! è una campagna per una legge costituzionale di iniziativa popolare. Chiediamo di scrivere nella Costituzione regole elettorali democratiche, stabili e uguali per tutti, che nessuna maggioranza di turno possa piegare ai propri interessi.

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Il problema

In Italia le regole del voto possono essere riscritte proprio da chi dovrà poi competere alle elezioni. Il Rosatellum era in vigore da nove anni: la maggioranza lo ha sostituito con lo Stabilicum alla vigilia delle prossime elezioni.

Le regole sono state cambiate più volte, spesso a ridosso delle elezioni e per iniziativa della maggioranza parlamentare del momento. Una maggioranza che, alla vigilia del voto in cui sarà giudicata, riscrive la legge elettorale a proprio beneficio non offre ai cittadini una competizione equa.

  • 1993Mattarellum
  • 2005Porcellum
  • 2015Italicum
  • 2017Rosatellum
  • 2026Stabilicum

Le conseguenze ricadono direttamente sull’elettore:

Le segreterie di partito spesso decidono chi entra in Parlamento prima del voto.
Le barriere all’ingresso per i partiti nuovi riducono le alternative sulla scheda.
Una legge elettorale incostituzionale può eleggere un Parlamento.

Cosa proponiamo

Cinque garanzie da scrivere nella Costituzione, perché valgano per chiunque governi.

1

No alle leggi elettorali su misura

La proposta

Scrivere nella Costituzione che una nuova legge elettorale si applica solo dalla seconda legislatura successiva alla sua approvazione.

Il problema

Oggi la maggioranza di turno può riscrivere la legge elettorale alla vigilia del voto, sulla base dei sondaggi o delle convenienze del momento.

Perché

Chi fissa le regole non sa se ne trarrà vantaggio. Le regole del voto devono garantire nel tempo una rappresentanza corretta dei cittadini, non favorire chi in quel momento ha i numeri per cambiarle. È una garanzia per chi governa e per chi sta all’opposizione, oggi e domani.

2

Scegli tu chi preferisci (in Parlamento)

La proposta

Vietare nella Costituzione liste o posizioni bloccate e ogni meccanismo che faccia dipendere l’elezione dall’ordine in lista o da una designazione interna alla coalizione.

Il problema

Con le liste bloccate l’elettore può votare solo il partito, mentre il suo rappresentante in Parlamento è stabilito prima dalla segreteria. Anche le preferenze con il capolista bloccato sono una soluzione a metà: una quota rilevante di parlamentari resta sottratta alla scelta degli elettori.

Perché

Con la sentenza n. 1 del 2014 la Corte costituzionale ha già censurato un sistema che non lasciava all’elettore alcuna scelta sui candidati, richiamando la libertà e la personalità del voto. Vogliamo che quel principio diventi una garanzia stabile. Eletti scelti dai cittadini accanto a eletti garantiti dalla posizione in lista creano inoltre, nello stesso Parlamento, rappresentanti con una legittimazione di fatto diversa.

3

Firme uguali per tutti

La proposta

Le firme richieste devono essere proporzionate al numero di elettori del collegio, non superiori all’1%, uguali per tutte le forze politiche senza gruppo parlamentare e raccoglibili anche con strumenti digitali pubblici e verificabili, non solo su carta.

Il problema

La nuova legge elettorale impone una barriera all’ingresso ai partiti senza rappresentanza parlamentare: chiede loro, in ogni collegio, circa quattro volte le firme richieste a chi è già in Parlamento. È una soglia fissa e sproporzionata, che pesa ancora di più nei collegi piccoli.

Perché

La soglia dell’1% è quella indicata dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa. Le firme decidono quali alternative l’elettore troverà sulla scheda: non sono un tecnicismo, ma una condizione per l’esercizio del voto democratico. Alzare artificialmente gli ostacoli significa restringere la competizione e proteggere chi è già dentro. Una democrazia sana non teme nuove alternative: permette loro di presentarsi, competere e sottoporsi al giudizio degli elettori.

4

Prima le verifiche, poi le elezioni

La proposta

La Corte costituzionale verifica la costituzionalità della legge elettorale prima che sia promulgata e applicata.

Il problema

Oggi una legge elettorale può entrare in vigore ed essere usata per eleggere un Parlamento prima del giudizio di costituzionalità, che può avvenire anche anni dopo.

Perché

Se una legge elettorale ha un vizio costituzionale, va scoperto prima che stabilisca come il voto dei cittadini diventa rappresentanza. Votare con una legge e scoprirne i vizi dopo è paradossale: regole certe prima del voto significano più stabilità istituzionale e più fiducia dei cittadini nella democrazia.

5

No a barriere fisiche al voto

La proposta

Scrivere nella Costituzione che la Repubblica garantisce alle persone con disabilità l’esercizio autonomo del voto, e che la legge assicura l’esercizio del diritto di voto anche fuori dal comune di iscrizione elettorale per ragioni di salute, cura o assistenza.

Il problema

Oggi il diritto di voto delle persone con disabilità e dei caregiver non è pienamente garantito. Devono affrontare mille ostacoli, o sono costretti a entrare in cabina con un accompagnatore, rinunciando alla riservatezza del voto.

Perché

Esistono già soluzioni semplici, come la raccolta di firme digitali o le mascherine in braille, che permetterebbero di votare da soli e in riservatezza. Un voto che richiede per forza un accompagnatore non è pienamente libero e personale.

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Perché nella Costituzione

Vogliamo intervenire alla radice. Finché le regole del voto restano nelle mani della maggioranza del momento, possono essere riscritte da chi ha interesse a vincere le elezioni successive. Le garanzie scritte nella Costituzione impediscono alla maggioranza di turno di piegare le regole del voto ai propri interessi.

Il voto dei cittadini deve contare davvero nella scelta dei propri rappresentanti. Le regole della democrazia devono essere stabili, trasparenti e uguali per tutti.

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Il documento

Leggi il testo della proposta

Proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare: Garanzia della libertà di scelta degli elettori e della parità di accesso alle elezioni. Tre articoli che modificano gli articoli 48, 56, 57 e 134 della Costituzione.

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