L’Italia destina alla spesa pubblica oltre il 54% del PIL, dieci punti in più della media OCSE. Eppure investe meno in sanità, scuola e infrastrutture rispetto all’Europa. Il risultato? Uno Stato che spende moltissimo per mantenere l’esistente ma troppo poco per costruire il futuro.
Questa spesa rigida e improduttiva alimenta l’alta pressione fiscale, frena la crescita e rende il Paese vulnerabile a ogni crisi. Intanto proliferano bonus, incentivi e partecipate inutili: miliardi bruciati senza effetti duraturi su produttività e innovazione.
Serve una svolta: meno rendite e più investimenti di qualità. Riformare le pensioni per equità e sostenibilità, tagliare gli sprechi, razionalizzare gli incentivi, chiudere le società pubbliche in perdita ed accorpare quelle sotto le soglie di efficienza. Usare le risorse per ciò che conta davvero: energia, sanità, ricerca, scuola e riduzione del cuneo fiscale.
Ogni riforma seria richiede scelte: per finanziare ciò che serve bisogna tagliare ciò che non serve.