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Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano si trova oggi di fronte a una congiuntura di sfide complesse e urgenti, che ne minacciano l’equità, l’efficienza e la sostenibilità. L’obiettivo primario della riforma è garantire il diritto fondamentale alla salute per tutti i cittadini, come sancito dalla Costituzione. Il contesto socio-demografico è segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento della domanda di assistenza.
L’attuale situazione del SSN è caratterizzata da criticità strutturali importanti, tra cui il sotto-finanziamento, la carenza di personale sanitario, le disparità regionali nell’accesso e nella qualità delle cure e una frammentazione organizzativa e digitale. Questi fattori rischiano di compromettere la fiducia dei cittadini nel sistema pubblico, favorendo un progressivo ricorso alla sanità privata.
Per affrontare tale scenario, è necessario un approccio olistico e integrato. La tesi programmatica si fonda su cinque pilastri strategici: il rilancio degli investimenti pubblici, la valorizzazione del capitale umano e della formazione, lo sviluppo della medicina territoriale, l’integrazione con il Terzo Settore, un forte impulso alla prevenzione e l’innovazione tecnologica. L’obiettivo finale è costruire un sistema sanitario più resiliente, equo e moderno.
Il SSN italiano è afflitto da macro problemi strutturali e congiunturali che ne compromettono l’efficacia, l’equità e la sostenibilità.
Sottofinanziamento e Sostenibilità Economica: La spesa sanitaria pubblica italiana, in rapporto al PIL, si conferma stabilmente tra le più basse d’Europa. Nel 2022, secondo CERGAS-Bocconi su base OECD, l’Italia ha destinato il 6,7% del PIL alla sanità pubblica, una quota significativamente inferiore rispetto a Germania (10,9%), Francia (10,1%) e Regno Unito (9,1%), mentre Spagna si attesta al 7,2%. La spesa pubblica pro capite è tra le più basse tra i grandi paesi europei, con circa 2.885 euro in Italia contro oltre 5.800 euro in Germania e 4.375 euro in Francia. L’Italia ha registrato una stagnazione delle risorse pubbliche pro capite in termini reali nell’ultimo decennio, a fronte di una crescita negli altri paesi avanzati, aggravando il definanziamento strutturale del SSN. Parallelamente, la quota di spesa privata diretta (out-of-pocket) a carico delle famiglie è cresciuta dal 21,5% al 22,7% tra il 2010 e il 2022, mantenendosi tra le più elevate nell’area OCSE. Questi oneri si accentuano ulteriormente per via dei costi crescenti legati all’aumento dell’incidenza tumorale e alla spesa per farmaci oncologici, che nel 2023 ha raggiunto circa 4,8 miliardi di euro a carico del servizio pubblico, secondo dati AIFA.
Carenza e Disaffezione del Personale Sanitario: Si registra una decrescita costante del personale medico e infermieristico, legata a programmazione insufficiente e politiche limitative. Le retribuzioni annuali degli specialisti e degli infermieri sono quasi il 22% in meno della media OCSE. Le condizioni lavorative difficili, l’elevato carico burocratico e lo stress causano burnout, che colpisce oltre la metà dei professionisti sanitari (52% dei medici e 45% degli infermieri). Il precariato e il lavoro flessibile sono aumentati del 44,6% tra il 2019 e il 2022, con il ricorso a medici “a gettone” che solleva problemi di sicurezza e costi elevati.
Disparità Regionali e Iniquità nell’Accesso: Esistono forti differenze tra Nord e Sud in termini di qualità, efficacia e accesso ai servizi. Molte regioni del Mezzogiorno sono inadempienti rispetto ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) in almeno uno dei tre ambiti (prevenzione, distrettuale e ospedaliera). Questo genera una significativa migrazione sanitaria, dimostrando la “cronicizzazione” delle difficoltà dei sistemi sanitari regionali meridionali.
Inefficienza Organizzativa e Gestionale: La regionalizzazione ha creato 21 modelli diversi. La frammentazione organizzativa, la burocrazia eccessiva, le liste d’attesa lunghe e la scarsa integrazione tra ospedale e territorio penalizzano la continuità e la qualità delle cure, con conseguenti accessi impropri al pronto soccorso. La Medicina Territoriale è insufficiente e i Medici di Medicina Generale (MMG) mancano di una specializzazione universitaria riconosciuta. Si registrano ritardi nell’attuazione del PNRR, in particolare per la creazione di Case e Ospedali di Comunità.
Digitalizzazione e Innovazione Tecnologica Carenti: Digitalizzazione e Innovazione Tecnologica insufficienti: i sistemi informativi sono frammentati, spesso basati su tecnologie datate e non integrate tra loro (complesso lo scambio dei dati). Il basso livello di formazione digitale del personale sanitario, i rischi legati alla cybersecurity e la normativa inadeguata frenano l’adozione di sistemi e tecnologie avanzate, come la telemedicina e l’AI.
Prevenzione Sottoutilizzata: La prevenzione (primaria, secondaria e terziaria) è insufficiente. Circa il 40% dei nuovi casi di tumore e il 50% dei decessi oncologici sono evitabili agendo sui fattori di rischio modificabili (fumo, alcol, sedentarietà, obesità). L’adesione agli screening oncologici e la copertura vaccinale per HPV (del solo 30% contro l’obiettivo del 95%) sono parziali e disomogenee. L’inquinamento ambientale è un fattore di rischio critico.
Inadeguatezza delle Cure per Fragili e Specifiche Categorie: La gestione di anziani e pazienti cronici è insufficiente, con carenze nell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e nelle cure intermedie. La salute mentale soffre di sottofinanziamento (solo 3,4% della spesa) e frammentazione. Le cure palliative sono limitate e spesso tardive. Il supporto ai caregiver non è normativamente riconosciuto e manca di adeguata valorizzazione.
Rapporto Pubblico-Privato Squilibrato: Si assiste a una privatizzazione parziale e mal regolamentata. Il privato convenzionato tende a concentrarsi sulle prestazioni più remunerative, a scapito della garanzia uniforme dei LEA.
Carenza di Ricerca e Innovazione Coordinata: Il finanziamento alla ricerca biomedica è frammentato e ammonta a circa l’1,3% del PIL, inferiore alla media UE del 2,3%.
Il finanziamento è la leva fondamentale per la sostenibilità e l’equità del SSN. Il definanziamento cronico ha comportato l’incremento della spesa out-of-pocket dei cittadini al 26,2% nel 2023, indebolendo l’universalità del sistema. I costi aumentano esponenzialmente a causa dell’invecchiamento demografico e dell’innovazione terapeutica (soprattutto in oncologia). L’inefficienza organizzativa, la frammentazione della digitalizzazione, il rapporto non ottimale con il privato e la carenza di ricerca coordinata contribuiscono a uno squilibrio finanziario complessivo.
Il personale sanitario rappresenta la principale risorsa del SSN, ma soffre di criticità strutturali. La programmazione degli accessi ai corsi di laurea e specializzazioni è stata inadeguata e disomogenea tra le Regioni, con carenze gravi di infermieri e medici in aree chiave (pronto soccorso, anestesia, medicina generale). Le retribuzioni restano inferiori del 20–25% rispetto alla media OCSE, a fronte di crescenti difficoltà nelle condizioni di lavoro. Tutto ciò alimenta burnout (oltre il 50% dei professionisti), medicina difensiva, fuga verso il privato e l’estero. La formazione è ancora troppo incentrata sull’ospedale, poco orientata alla prevenzione, al lavoro in team e carente nelle competenze comunicative e digitali; le professioni non mediche non dispongono di percorsi accademici avanzati, con sottoutilizzo delle competenze nei nuovi setting territoriali.
La Medicina Territoriale riveste un ruolo fondamentale all’interno del nostro Sistema Sanitario. Rappresenta il luogo in cui si assiste l’individuo in modo globale, supportando i suoi bisogni di salute fisica, sociale e mentale (OMS). Tutela gli individui secondo criteri di equità, universalità e uguaglianza, con particolare attenzione ai pazienti fragili. Permette al paziente di essere curato nel contesto domiciliare e comunitario. Consente la creazione di un rapporto di fiducia tra medico e paziente. Deve fare servizio di prevenzione primaria, diagnosi precoce, educazione alla salute; deve creare connessioni con i servizi sociali, con il terzo settore, con la comunità; previene l’instabilizzazione delle patologie e le ospedalizzazioni. E’ ora che la Medicina Territoriale compia il salto di qualità: dai modelli ospedalocentrici a un sistema territoriale che valorizzi davvero il lavoro del personale sanitario
La gestione della fragilità (anziani, cronici, malati terminali) è insufficiente e spesso sfocia in ospedalizzazione, a causa della carenza di assistenza territoriale. Solo una piccola percentuale di anziani riceve cure domiciliari adeguate. La salute mentale è afflitta da sottofinanziamento (3,4% della spesa pubblica sanitaria), frammentazione e disomogeneità di accesso. Le cure palliative sono limitate e tardive. Il Terzo Settore (ETS), pur essendo una risorsa imprescindibile per la capillarità e il supporto ai caregiver, è ancora scarsamente integrato nella programmazione pubblica a causa di incertezze normative e burocrazia.
La prevenzione è un investimento politico ed economico strategico, capace di ridurre l’incidenza delle malattie e abbattere la spesa sanitaria evitabile. L’invecchiamento demografico e la diffusione di fattori di rischio modificabili (fumo, alcol, sedentarietà) minacciano la sostenibilità del SSN. Nonostante gli sforzi, l’adesione agli screening oncologici e alle vaccinazioni raccomandate resta parziale e disomogenea, in particolare nel Sud. Agire sui fattori di rischio modificabili, come migliorare l’alimentazione e incentivare l’attività fisica, potrebbe prevenire fino al 30-40% dei tumori.
La prevenzione si articola su tre livelli:
L’implementazione coerente di queste misure può portare a una riduzione del 30% della mortalità prematura da malattie croniche entro il 2035.