6 Campagne per il 2026

ORA! lancia 6 campagne politiche, su 6 temi, nei primi 6 mesi del 2026

Esteri e relazioni internazionali​

Tesi Programmatica

Contesto

Il mondo contemporaneo è segnato da una molteplicità di crisi sovrapposte che hanno riportato la politica estera e le relazioni internazionali al centro dell’agenda politica. La fine della guerra fredda aveva alimentato l’illusione di un mondo unipolare dominato da un ordine liberale stabile e condiviso. Gli ultimi due decenni, tuttavia, hanno mostrato una realtà ben diversa: il ritorno della competizione tra grandi potenze, l’affermarsi di attori regionali, l’erosione delle regole multilaterali e l’emergere di nuove minacce di dimensione globale. In questo scenario, l’Italia non può permettersi di restare spettatrice passiva o di ridurre la politica estera a mera bandiera ideologica o terreno di posizionamento interno.

Europa

In un contesto internazionale più instabile e multipolare, l’Unione Europea fatica a rispondere in modo efficace alle sfide emergenti. Le minacce ibride russe, l’ambiguità strategica degli Stati Uniti, la fragilità politica africana e la competizione con la Cina e la Russia richiedono soluzioni continentali, poiché i singoli Stati europei non dispongono più della forza per fronteggiarle autonomamente. L’UE vive così una contraddizione: da un lato la necessità di rafforzare la propria autonomia strategica, dall’altro la riluttanza degli Stati membri a cedere ulteriore sovranità.

Dati su PIL e spesa militare mostrano che l’Europa conta nel mondo solo come blocco: la coesione diventa imprescindibile, anche se il percorso resta incerto. Il report Draghi e le istituzioni UE indicano la difesa tra i settori prioritari: l’assenza di una politica comune, la frammentazione industriale e la mancanza di standardizzazione riducono l’efficacia di una spesa militare che, aggregata, è comunque significativa. Mancano inoltre una visione strategica condivisa e una deterrenza nucleare europea, rendendo l’UE dipendente dagli USA.

L’integrazione politica e culturale è incompiuta: l’inglese avanza come lingua franca, ma manca ancora una vera identità comune. Il crescente nazionalismo e l’anti-europeismo, spesso alimentati dalla Russia, aggravano la fragilità interna. L’allargamento può stabilizzare i Paesi candidati, ma anche accentuare i rischi di paralisi e di ingerenze esterne.

Sul piano economico, la competitività industriale è ostacolata da burocrazia e scarsi incentivi all’innovazione. La capacità di innovazione europea, pur essenziale per la produttività, rimane inferiore a quella USA. Al contrario, le performance della Cina sono più che triplicate negli ultimi due decenni e si stanno rapidamente avvicinando al livello dell’UE.

Fonte: Commissione europea. 2004

Servono riforme ampie, ma l’unanimità nel Consiglio Europeo blocca i cambiamenti strutturali. Ciò potrebbe spingere alcuni Stati a percorrere vie intergovernative parallele, rischiose per l’unità del progetto europeo.

Guerra Russo-Ucraina

La stabilità e la sicurezza dell’Europa orientale sono messe in discussione dalla Federazione Russa, la quale ha dimostrato di voler ripristinare la propria sfera d’influenza non solo attraverso l’invasione in Georgia e Ucraina, ma anche con una persistente guerra ibrida condotta nei confronti degli stati europei. Negli ultimi anni, il numero di attacchi e provocazioni russe in Europa è aumentato considerevolmente, colpendo tutto il continente ma focalizzandosi in particolar modo nell’est Europa.

Note: Energy and communications categories exclude Russian efforts to sabotage undersea cables and pipelines, these actions are counted in the undersea category. Sources: IISS analysis; Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED), https://www.acleddata.com; art Schuurman, Russian Operations Against Europe Dataset

Sul piano militare l’Ucraina resiste, pur con difficoltà legate ad arruolamenti e dinamiche politiche internazionali. Anche la Russia soffre di cali negli arruolamenti e numeri elevati di morti e feriti, senza ottenere ulteriori conquiste territoriali considerevoli. Con oltre duecentomila caduti, la guerra in Ucraina è già il conflitto più sanguinoso per la Russia dal 1945, con perdite militari ben superiori a quelle subite in Afghanistan e nelle guerre cecene.

Sul piano economico, Mosca ha trasformato la propria in un economia di guerra, difficile da riportare a un regime civile. Nonostante la crescita del PIL, le sanzioni, l’inflazione, gli alti tassi di interesse e una crescente dipendenza dalla Cina ne minano la prospettive future. L’efficacia delle sanzioni è tuttavia ridotta dalla loro evasione e dalle triangolazioni commerciali, con la Cina come principale hub di queste ultime e una “flotta ombra” che trasporta oltre metà dell’export marittimo di petrolio.

Esposizione dell'occupazione regionale ai dazi. Fonte: Bruegel

Parallelamente, diventa cruciale gestire in modo bilanciato i rapporti con la Cina. Essa è il primo partner UE per importazioni (21,3%) e il terzo per esportazioni (8,3%), mentre l’UE rappresenta circa il 10% delle importazioni e il 14,8% delle esportazioni cinesi. Questa crescente interdipendenza comporta rischi strategici in settori critici (terre rare, telecomunicazioni, componentistica). Una maggiore apertura commerciale per compensare il calo di export verso gli USA, quindi, può essere valutata alla luce di un’impossibile equidistanza tra grandi potenze, data l’incompatibilità di interessi strategici e di valori.

Fonte: MERICS Trade Dependency Database

Le divergenze tra Paesi UE ostacolano una strategia comune verso Pechino, ma lo squilibrio commerciale rende urgente trovare un equilibrio tra interessi economici, sicurezza e valori politici. Dopo l’uscita dalla Belt and Road, l’Italia deve ridefinire i rapporti con la Cina in chiave europea, pragmatica e selettiva.

Fonte: MERICS Trade Dependency Database

Problemi

Europa

La scarsa integrazione dell’UE in difesa, energia e politica estera rischia di condannarne i membri all’irrilevanza internazionale, aggravando il deficit di autonomia strategica dell’UE. L’assenza di un’efficace politica di difesa comune limita la capacità di proteggere gli interessi europei, demandando il compito a una problematica cooperazione intergovernativa.

Gli ostacoli principali sono la mancanza di convergenza strategica tra i Paesi membri, il sottofinanziamento della spesa militare, la sua inefficienza legata alla frammentazione industriale, scarsa standardizzazione degli armamenti e pochi investimenti comuni. L’assenza di deterrenza nucleare, i vincoli del TNP, l’ambiguità USA e i ritardi in IA, semiconduttori e cybersicurezza aumentano la dipendenza esterna e limitano l’autonomia europea.

L’integrazione europea è frenata dalla regola dell’unanimità nel Consiglio Europeo, dall’immobilismo politico e dalla scarsa rappresentatività popolare delle istituzioni UE, che alimentano tendenze antieuropeiste.

Rispetto al processo di allargamento UE, nei Balcani occidentali cresce la competizione multipolare: Cina con infrastrutture e prestiti, Russia con energia e legami politici, Turchia tramite relazioni storiche. La frammentazione delle iniziative politiche italiane nell’area riduce l’efficacia della nostra proiezione nei Balcani. In Europa orientale, l’allargamento a Ucraina, Moldavia e Georgia può rafforzare la stabilità degli stessi, ma comporta rilevanti rischi politici e di sicurezza.

Guerra Russo-Ucraina

Dall’attuale guerra emerge chiaramente la mancanza di un’industria europea capace di assicurare autonomia alla difesa, specialmente in settori strategici cruciali come lo sviluppo di droni o del munizionamento. L’evidente deficit di deterrenza da parte dell’UE ne mina la sicurezza, già compromessa dall’incertezza sul supporto dell’Ucraina, dall’espansionismo russo e dalle divisioni politiche interne all’Unione.

In questo quadro, aggravato dalle difformità nell’applicazione delle sanzioni tra i Paesi UE, le capacità logistiche della Russa resistono attraverso l’evasione e l’aggiramento del regime sanzionatorio. L’assenza di strumenti coordinati comunitari per monitorare e contrastare le violazioni favorisce tale fenomeno.

Mancano, inoltre, meccanismi per utilizzare pienamente a sostegno dell’Ucraina gli asset russi congelati, e non solo gli interessi generati. Questi beni possono diventare uno strumento di pressione nei confronti della Russia e una base per un fondo di riparazioni destinate all’Ucraina.

Area MEA (Middle East-Africa)

L’area MEA resta segnata da conflitti, fragilità istituzionali e instabilità politica – aggravate dalla crisi climatica – che logorano economie locali, sicurezza alimentare e alimentano flussi migratori. Inoltre, pirateria, terrorismo e debito crescente minacciano la sicurezza marittima e la continuità delle forniture energetiche.

L’Italia, con il Piano Mattei limitato nelle risorse e scarsamente connesso col settore privato, dispone di strumenti ridotti e di un coordinamento europeo insufficiente. Nel frattempo, attori esterni, sostenuti da fondi sovrani e contractor, consolidano la loro presenza. Senza una strategia più incisiva e condivisa con l’UE, il nostro Paese rischia di perdere rilevanza in aree cruciali per sicurezza e investimenti futuri.

Conflitto Israelo-Palestinese

L’assedio della Striscia di Gaza, i bombardamenti aerei continui, l’uso della fame come strumento bellico, le demolizioni in Cisgiordania e le violenze dei coloni sostenute da esponenti politici israeliani sono qualificate dalle Nazioni Unite e dalla Corte Penale Internazionale come crimini di guerra e, in alcuni casi, come crimini contro l’umanità. Ad aggravare la situazione, l’assedio assume dichiaratamente i caratteri di un’annessione permanente. Il risultato è la pulizia etnica di un popolo, privato di diritti fondamentali e di prospettive future. Di fronte a ciò, non è più possibile accettare la narrativa della “legittima difesa” quando essa si traduce nella punizione collettiva di milioni di civili.

Allo stesso tempo, Hamas costituisce un ostacolo strutturale alla pace, avendo instaurato a Gaza un regime autoritario e perseguito una strategia di conflitto permanente priva di prospettiva politica attaccando continuamente il territorio israeliano. Il brutale eccidio del 7 ottobre 2023, il sequestro e la detenzione di ostaggi israeliani configurano barbare violazioni del diritto internazionale che recano un gravissimo danno agli interessi della popolazione palestinese. La strategia israeliana, fondata prima sulla delegittimazione dell’ANP attraverso il sostegno ad Hamas, poi sul suo isolamento economico ed infine su reiterate operazioni militari, non ha tuttavia neutralizzato il gruppo terroristico che, al contrario, è profondamente radicato nel territorio mostrando una notevole capacità di adattamento.

Grandi Mercati

Le politiche protezionistiche della seconda amministrazione Trump rappresentano un rischio economico e politico. L’export europeo, in particolare quello italiano, può subire importanti contraccolpi, con effetti sull’occupazione, mentre un’eccessiva accondiscendenza verso gli statunitensi rischia di destabilizzare il commercio globale e di incoraggiare iniziative simili da altri Paesi. L’intesa commerciale UE-USA, nei termini attuali, rischia di indebolire la capacità negoziale europea e di penalizzare filiere strategiche, accentuando divisioni interne. È quindi necessario mantenere una linea comune europea, bilanciando la difesa degli interessi economici e politici con un’analisi costi-benefici a lungo termine.

Con la Cina, pratiche economiche asimmetriche e divergenze valoriali pongono dei rischi per l’UE. La mancanza di strumenti efficaci di screening e protezione dati aumenta la vulnerabilità mentre, per l’Italia, la dipendenza in settori critici riduce i margini negoziali e la capacità di competere in comparti ad alto valore aggiunto. Il rapporto UE-Italia-Cina va gestito pragmaticamente, sfruttando le opportunità del mercato asiatico senza creare dipendenze. L’atteggiamento protezionistico americano può aprire nuove aree di mercato e cooperazione con la Cina, ma ogni nuovo legame economico va valutato alla luce degli squilibri della bilancia commerciale. La forte dipendenza EU in settori critici rappresenta una grande debolezza strategica, accentuata dalle differenze politiche e valoriali. In caso di conflitto o deterioramento dei rapporti, mantenere questa situazione può porre UE e Italia in difficoltà, come avvenuto con la chiusura delle forniture di gas russo. Urge ridurre e diversificare l’interdipendenza con la Cina senza rinunciare alle opportunità economiche.

Proposte

Europa

È prioritario definire una politica estera e di difesa comune, accompagnata da maggiore integrazione industriale ed economica e dal completamento del mercato unico.

L’Italia deve assumere un ruolo di leadership nella costruzione di una difesa europea credibile, fondata sulla convergenza di interessi strategici tra Stati. Su questa base va creato un nucleo operativo comune, complementare alla NATO, con strutture di comando integrate, realizzabile tramite cooperazioni rafforzate o riforma degli EU Battlegroups/Eurocorps. Serve parallelamente un piano di acquisizioni coordinate per colmare le carenze di materiale bellico.

Per rafforzare l’interoperabilità, occorre uniformare gli equipaggiamenti, ridurre la frammentazione del mercato e riformare il quadro normativo UE sulla produzione e commercio di armamenti, incentivando procurements cooperativi e limitando il ricorso all’art. 346 TFUE. Sul piano industriale, va consolidata l’EDTIB con fusioni, sinergie e più investimenti in R&D e R&T, soprattutto in cyberdifesa, spazio extra-atmosferico e IA.

L’Italia deve inoltre stimolare lo sviluppo di un sistema di deterrenza nucleare europeo, affiancato a un eventuale programma per l’utilizzo del nucleare civile. Vanno sviluppati con Francia e Regno Unito accordi di nuclear sharing e sviluppo congiunto di nuove capacità, integrate nell’architettura della NATO. Ciò include investimenti in ricerca, reattori innovativi e tecnologie dual use, mantenendo un dialogo costante con i propri partner strategici.

Per rilanciare l’integrazione, è necessario superare la regola dell’unanimità o promuovere cooperazioni differenziate. In parallelo, l’UE deve favorire una cultura comune europea tramite media multilingue e una festa nazionale pan-europea.

Nei Balcani Occidentali l’Italia deve rafforzare il proprio ruolo stabilizzante, garantendo continuità nelle missioni EUFOR/KFOR, sostenendo le riforme e promuovendo nuove iniziative come un’Accademia Italo-Balcanica sullo Stato di diritto e un Digital EU Fast-Track Hub. Per superare la frammentazione ministeriale, va istituito un Inviato Speciale con un comitato direttivo nazionale di coordinamento.

Infine, rispetto all’allargamento UE, l’Italia deve adottare un approccio pragmatico: sostenere i candidati che rispettino i requisiti e non rappresentino rischi, promuovendo al contempo iniziative di soft power per diffondere valori e consenso verso l’Unione.

Guerra Russo-Ucraina

Per rafforzare la resilienza dell’Ucraina, l’Italia deve promuovere la costruzione di impianti sul proprio territorio per munizioni e sistemi d’arma in Ucraina. È necessario favorire joint ventures tecnologiche e della difesa, con benefici anche per l’industria italiana.

Nell’UE, l’Italia deve sostenere un piano urgente per un’industria autonoma di droni, riducendo la dipendenza dalla Cina e integrando l’Ucraina in questa strategia.

Rispetto alle sanzioni, occorre colpire più duramente le capacità economiche russe, armonizzando le misure già esistenti e applicandole rigorosamente. Va incrementato l’enforcement conto la “flotta ombra” e le triangolazioni dei commerci verso la Russia, valutando anche sanzioni secondarie. Si propone, inoltre, l’istituzione di un comitato di monitoraggio delle sanzioni europee e il divieto di vendita di petroliere a entità opache.

Si propone il diretto utilizzo degli asset russi, attraverso un ente internazionale appositamente creato per gestirli, come parziale soluzione per finanziare la ricostruzione dell’Ucraina e come ulteriore sanzione alla Russia.

Infine, l’Italia deve sostenere attivamente l’adesione dell’Ucraina a UE e NATO, promuovendo un piano finanziario internazionale e l’integrazione graduale dell’Ucraina nei programmi europei, riconoscendone il ruolo di partner strategico e rafforzando la deterrenza collettiva.

Area MEA (Middle East-Africa)

Per l’Africa subsahariana, le iniziative in corso vanno rafforzate con maggiori risorse e strumenti di de-risking, attirando capitali pubblici e privati. Occorre promuovere partnership su minerali critici, energia sostenibile, infrastrutture e digitalizzazione, integrando trasferimento tecnologico, collaborazioni universitarie e start-up. Le missioni di sicurezza nel Sahel e nel Corno d’Africa devono essere potenziate, sostenendo stabilità e mediazione diplomatica. È necessario creare canali migratori legati a formazione e lavoro, sviluppare partenariati culturali e formare classi dirigenti africane, coordinando gli sforzi con UE e partner globali per un approccio duraturo e paritario.

Per l’area MENA, va lanciato un “Piano 2040” basato su partenariati energetici con Algeria, Egitto, Tunisia, Marocco, Arabia Saudita ed Emirati, sostenendo infrastrutture come TAP, Greenstream ed ELMED. È strategico creare parchi industriali in Nord Africa tramite co-investimenti, trasferimento tecnologico e mitigazione dei rischi, rafforzare missioni navali e cooperazione antiterrorismo, gestire flussi migratori con canali legali e formazione nei Paesi d’origine. Infine, occorre istituire una piattaforma operativa permanente UE-MENA su energia, sicurezza e migrazioni.

Conflitto Israelo-Palestinese

L’Italia non può fermare da sola le parti in conflitto, ma essa, unitamente all’Europa, ha la responsabilità di abbandonare la sua posizione attendista e assumere un ruolo attivo nel teatro israelo-palestinese. Gli obiettivi a breve termine sono quattro.

Primo, l’Italia deve riconoscere lo Stato di Palestina, entro i confini del 4 giugno 1967 (c.d. Green Line), facendo leva sulla propria posizione in Europa affinché altri compiano questo passo.

Secondo, l’imposizione di forti sanzioni nonché limitazioni alle esportazioni verso Israele, la cessazione dei contratti di fornitura di munizioni ed armamenti in accordo con il diritto internazionale, e l’elevazione di sanzioni mirate contro i leader israeliani responsabili delle violazioni, così come il sostegno a procedimenti della Corte Penale Internazionale.

Terzo, la costruzione di corridoi umanitari garantiti e la presenza europea sul terreno, con ospedali militari protetti e missioni civili in grado di assicurare l’accesso agli aiuti e la protezione dei civili.

Quarto, l’istituzione di una missione internazionale in cooperazione con gli USA e con i paesi arabi del Patto di Abramo, allo scopo di tutelare la popolazione locale, supervisionare ed eseguire la bonifica del territorio dagli ordigni, sigillare i tunnel, favorendo al contempo la ricostituzione di una leadership moderata, che coinvolga anche la diaspora palestinese.

Grandi Mercati

Riteniamo fondamentale condannare e contrastare ogni pratica commerciale che trasforma i dazi in strumenti di ricatto, tutelando gli interessi economici italiani ed europei e preservando i principi di multilateralità e cooperazione stabiliti in seno alla WTO. In tal senso, è opportuno promuovere e mantenere un approccio alla negoziazione quanto più unitario, osteggiando divisioni interne che minerebbero esclusivamente l’autorevolezza dell’Unione Europea.

Per tutelare la propria autonomia politica, l’Italia e l’UE devono rafforzare la loro presenza commerciale in maniera multipolare, consolidando rotte strategiche verso Asia-Pacifico, America Latina e area MENA. Va inoltre impedito che il cambio di strategia americana stimoli l’insorgenza di ulteriori iniziative simili da parte di altri stati. A tal proposito, l’UE deve prendere in considerazione l’utilizzo di ogni mezzo a sua disposizione, compresi i controdazi.

Rispetto alla Cina, occorre adottare una strategia di riduzione mirata dei rischi. L’Italia deve incoraggiare lo sviluppo degli scambi commerciali in settori a basso-medio rischio, diversificando, al contempo, la propria esposizione in quelli più critici. Parallelamente, va equilibrata la bilancia commerciale, al fine di ridurre la nostra dipendenza dai prodotti e servizi cinesi.

In tutti i casi, qualsiasi rapporto commerciale non può prescindere dalle nostre esigenze strategiche: è fondamentale garantire la sicurezza e il rispetto del diritto internazionale nello Stretto di Taiwan, promuovere reciprocità e trasparenza economica con co-localizzazione produttiva, difendere settori strategici e istituire protocolli di ritorsioni mirate. La Cina rimane un avversario strategico e un partner commerciale fondamentale. Pertanto, l’Italia deve necessariamente fare fronte comune a livello comunitario.

Il nostro programma

Scopri la nostra linea politica approfondendo le tesi programmatiche