Il sistema giuridico italiano attraversa da decenni una fase di crisi strutturale. La lentezza dei processi, l’incertezza normativa, la proliferazione di leggi poco chiare e spesso inefficaci hanno minato la fiducia dei cittadini e delle imprese. Ogni tentativo di riforma si è spesso tradotto in modifiche parziali, frammentarie, a volte contraddittorie, senza una visione organica.
| Prima Istanza (durata media) | Seconda Istanza (durata media) | |
|---|---|---|
| Civile Italia | 540 giorni | 753 giorni |
| Civile Europa | 239 giorni | 750 giorni |
| Penale Italia | 355 giorni | 200 giorni |
| Penale Europa | 133 giorni | 110 giorni |
Occorre un progetto che affronti in maniera completa i nodi costituzionali, civili e penali. Occorre un nuovo metodo per scrivere le leggi, riforme istituzionali coerenti, un processo civile semplificato e digitale, e un sistema penale più proporzionato ed efficace. In questo contesto è necessario approcciare le riforme delineando un percorso realistico e sostenibile per modernizzare la giustizia italiana, rafforzando la democrazia e garantendo tempi certi e diritti effettivi.
Una prima criticità del nostro sistema è di metodo, cioè non riguarda il contenuto delle leggi, ma la maniera con cui vengono pensate ed approvate. Infatti, troppo spesso le riforme nascono sull’onda di emergenze mediatiche o come compromessi politici, producendo norme confuse, instabili e di difficile applicazione.
Una esemplificazione di questo fenomeno è l’utilizzo delle riforme costituzionali ed elettorali come strumento di propaganda politica e di rafforzamento della propria fazione. Ne è esempio l’attuale riforma costituzionale sul c.d. “premierato”, che infatti presenta gravi criticità: non risolve instabilità politica, volatilità delle maggioranze e fenomeni di transfughismo parlamentare, pur dichiarando di volerlo fare. Introduce invece squilibri pericolosi: premio di maggioranza incostituzionale; clausola “anti-ribaltone” inefficace; riduzione del ruolo del Presidente della Repubblica; indebolimento del Parlamento a favore del premier. In questo contesto, il rischio di concentrazione eccessiva di potere apre la strada a derive illiberali, senza migliorare la stabilità.
Venendo agli aspetti sostanziali e procedurali del nostro sistema giuridico, sono presenti criticità nei tre rami principali: civile, penale, amministrativo.
Queste criticità rendono inaffidabile il sistema giudiziario italiano, ostacolando la crescita e lo sviluppo nel nostro Paese. A questo proposito bisogna segnalare come problematica la normativa italiana sull’innovazione e in particolare le start up. Questa si basa su requisiti formali che creano distorsioni e un ecosistema poco competitivo: costi burocratici alla costituzione importanti; incentivi fiscali concessi a prescindere dall’effettiva innovazione prodotta; un quadro societario rigido con limitata autonomia negoziale. A confermare queste criticità su 12.842 startup registrate come innovative a fine 2024, solo 2.894 hanno concluso un round di investimento tra il 2019 e il 2023.
Il sistema penale italiano presenta numerosi problemi, tra cui una frammentazione normativa eccessiva, un sovraccarico dei tribunali e un sovraffollamento delle carceri. Per affrontare queste criticità, è necessario un intervento globale che riguardi il codice penale, il processo e l’esecuzione della pena. Un’altra problematica è la normativa obsoleta, come nel caso del Testo Unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope, risalente a decenni fa e che produce effetti negativi non solo sui consumatori di Cannabis, ma anche sulla ricerca scientifica, sull’innovazione e sull’industria. Un ulteriore fronte di incertezza riguarda la riforma delle pensioni. Ogni intervento in questo ambito tocca un terreno delicatissimo, perché va a incidere su quello che viene percepito come un “diritto acquisito”. Modificare le regole in corsa, cambiando tempi e modalità di accesso alla pensione, rischia di minare la fiducia dei cittadini nello Stato e di trasformare uno strumento di tutela in una fonte di instabilità sociale ed economica.
Il sistema legale italiano si caratterizza per scarsa apertura e competitività. La formazione universitaria e professionale prepara poco al lavoro, mentre i giovani incontrano enormi difficoltà nell’accedere alla carriera forense, ostacolati da regole difese dagli ordini professionali che proteggono chi è già inserito, creando barriere all’ingresso e riducendo la qualità dei servizi per i cittadini.
Le corti restano tra le più inefficienti al mondo, con gravi danni economici. Inoltre, la carriera dei magistrati non è collegata a valutazioni professionali serie e trasparenti, mentre il CSM mantiene un’indipendenza gestionale unica in Europa, che ostacola riforme necessarie a modernizzare la giustizia.
| Periodo | Numero valutari | Promossi | Bocciati | % Promossi | % Bocciati |
|---|---|---|---|---|---|
| Dal maggio 1979 al marzo 1988 | 7.973 | 7.921 | 52 | 99,3% | 0,7% |
| Da settembre 2007 a settembre 2014 | 9.420 | 9.329 | 91 | 99,1% | 0,9% |
Senza una revisione costituzionale che ridia la possibilità al governo di selezionare i magistrati per la nomina del CSM, si propone almeno di affidare le valutazioni periodiche ad un’agenzia di nomina interamente governativa. La nuova classe dirigente che vogliamo creare non può astenersi dall’affrontare un assetto di privilegi dannoso e senza pari nei sistemi democratici.
Un altro nodo irrisolto riguarda la cittadinanza. L’Italia continua a basarsi quasi esclusivamente sullo ius sanguinis, senza riconoscere pienamente il percorso di chi cresce, studia e lavora nel Paese. Questo sistema produce un senso di esclusione e discriminazione, aggravato da procedure lente e da un periodo di attesa eccessivamente lungo per i lavoratori stranieri che richiedono la cittadinanza. In un contesto demografico segnato dal calo delle nascite e dall’emigrazione giovanile, la mancanza di una riforma organica in materia rappresenta una scelta miope, che indebolisce la coesione sociale e priva il Paese di energie fondamentali per il suo sviluppo.
A questo si aggiunge la questione della laicità dello Stato. Le relazioni tra istituzioni e confessioni religiose mostrano squilibri e ritardi che minano la parità di trattamento, alimentando percezioni di discriminazione e privilegi che non trovano spazio nella società civile. La cittadinanza stessa è coinvolta in questa fragilità istituzionale, spesso privata della piena libertà di vivere la propria fede o non-fede senza vincoli e discriminazioni, e sentendosi talvolta esclusa dai processi decisionali.
Per affrontare il problema di come vengono pensate e approvate le riforme nel nostro Paese, proponiamo una strategia basata su sei pilastri:
Un simile approccio, senza modifiche costituzionali né costi straordinari, renderebbe il quadro legislativo più stabile, comprensibile e trasparente, rafforzando la fiducia dei cittadini nello Stato.
Per quanto riguarda le criticità della riforma costituzionale del “premierato”, in alternativa proponiamo di superare il bicameralismo paritario e il doppio rapporto fiduciario. L’obiettivo è quello di avere una Camera dei deputati che si occupi della legislazione ordinaria, superando la doppia approvazione attuale Camera/Senato, e che sia l’unica a dover esprimere la fiducia al governo. Il Senato dovrebbe mantenere un potere di veto solo su leggi costituzionali ed elettorali. Sul piano elettorale, occorre una legge proporzionale con collegi medio-piccoli e liste aperte, capace di bilanciare rappresentatività e governabilità. L’adozione del sistema di voto STV (Single Transferable Vote) aumenterebbe la rappresentatività e ridurrebbe il voto sprecato, rafforzando il legame tra eletti ed elettori.
Questa riforma renderebbe più trasparente il rapporto di responsabilità politica e assicurerebbe maggiore stabilità, senza modifiche radicali alla Costituzione.
Un rito unico più rapido e diretto, modellato sul procedimento del lavoro ed un rito cautelare semplificato per i procedimenti d’urgenza, in tal modo si vanno a risolvere tutte le problematiche relative alle tempistiche dei processi che ci rendono un paese poco attrattivo per le imprese estere. A questo si aggiunge l’adozione del giudice unico per accelerare i tempi e semplificare le responsabilità.
Questo cambio di passo non può avvenire senza un progetto di digitalizzazione integrale dei tribunali e degli uffici al loro interno, occorre uniformare e standardizzare a livello nazionale l’operato di cancellerie e Uffici NEP. Creazione di una piattaforma che renda possibili le notifiche ed adempimenti burocratici senza dover necessariamente attendere che sia effettuata una consegna tramite posta.
Non basta riformare solo la parte iniziale del processo, ma bisogna intervenire anche sulle impugnazioni e sulle esecuzioni:
L’obiettivo è garantire tempi certi, ridurre il contenzioso inutile e migliorare la fiducia nel sistema giudiziario, rendendo l’Italia più competitiva anche sul piano degli investimenti.
Una delle prime azioni da intraprendere è una revisione organica della parte generale del codice penale, con una riduzione delle fattispecie incriminatrici e l’abrogazione di reati considerati meramente simbolici:
Queste riforme avrebbero un impatto positivo anche sull’esecuzione delle pene, alleggerendo il carico delle strutture carcerarie, riducendo gli ingressi e rendendo il sistema più efficiente e sostenibile. Il carcere tornerebbe così a essere utilizzato come extrema ratio e a svolgere pienamente la funzione riabilitativa che la Costituzione gli attribuisce.
Una riforma pragmatica dovrebbe bilanciare salute pubblica e libertà individuale, affrontando ogni sostanza in modo differenziato. Sosteniamo il rafforzamento delle politiche di riduzione del danno, l’accesso uniforme alla Cannabis terapeutica con una maggiore produzione nazionale, e lo sviluppo della filiera scientifica e industriale della canapa. Proponiamo inoltre un sistema trasparente di raccolta dati, l’inserimento nei programmi scolastici di moduli obbligatori dedicati alla conoscenza scientifica delle sostanze stupefacenti, così da fornire agli studenti strumenti critici e alternativi rispetto alle informazioni distorte o incomplete con le quali inevitabilmente entreranno in contatto nell’arco della vita da adolescenti e giovani adulti.
A questo si aggiunge una riscrittura sostanziale del Testo Unico sulle droghe e rimodulazione delle pene per il possesso di droghe leggere al fine di alleggerire magistratura e carceri, più investimenti nei centri di recupero, una revisione delle norme del Codice della Strada e l’introduzione di un sistema uniforme di test salivari: oggi infatti le forze dell’ordine utilizzano strumenti diversi, con risultati e affidabilità non sempre omogenei. Vogliamo arrivare a una fornitura centralizzata che garantisca test uguali per tutti, più chiari, trasparenti e comparabili, così da assicurare equità e certezza nelle procedure. A questo si aggiungono campagne di sensibilizzazione per superare lo stigma culturale che ancora ostacola ricerca e innovazione.
Noi proponiamo l’adozione di una legge ordinaria che stabilisca criteri oggettivi e trasparenti per tali incarichi, introducendo rotazione periodica, selezione basata sul merito e limiti temporali chiari.
L’obiettivo è duplice: tutelare l’immagine della magistratura amministrativa e garantire il diritto a un giusto processo, senza gravare sulla finanza pubblica. Questi interventi rafforzano la credibilità del sistema giudiziario e consolidano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, assicurando che l’azione dei giudici amministrativi rimanga autonoma e imparziale.
Sulle pensioni, pur nel rispetto dei vincoli costituzionali, esistono margini di intervento per rendere il sistema più equo e sostenibile: le riforme devono riguardare le aspettative future e non i diritti già maturati, attraverso misure proporzionate, dirette e tempestive, tutelando i più vulnerabili.
Per l’innovazione, proponiamo correttivi allo Startup Act ispirati al modello spagnolo ENISA, riducendo i costi di costituzione, eliminando requisiti distorsivi e, nel lungo periodo, superando lo Startup Act a favore di uno Scaleup Act mirato. Sul piano societario, modernizzare la SRL abolendo il capitale minimo, consentendo conferimenti immateriali, aumentando flessibilità di governance e compatibilità con strumenti di finanziamento innovativi. In giustizia civile, rafforzare le sezioni specializzate per le imprese, ampliare competenze ai settori tecnologici, formare magistrati e usare l’intelligenza artificiale per velocizzare processi e razionalizzare norme. intervenire in materia di giustizia tributaria con la creazione di sezioni specializzate in fiscalità di impresa e in diritto doganale.
Infine, occorre rendere il sistema legale più aperto liberalizzando la professione forense, superando incompatibilità, riconoscendo gli avvocati mono-committenti e aprendo alle società con capitale non legale. Contestualmente, la laurea in giurisprudenza deve essere riformata introducendo tre indirizzi specifici e riducendo le materie specialistiche, in un percorso quinquennale più solido e mirato al mercato e ai concorsi pubblici. A ciò si aggiunge la necessità di una riforma sostanziale del concorso di accesso alla magistratura, che riporti al centro la competenza e la reale capacità dei candidati.
L’attribuzione della cittadinanza ha un valore simbolico e pratico decisivo. Stabilizzando lo status giuridico di chi vive e contribuisce al Paese, si favorisce l’integrazione sociale e si rafforza il capitale umano a fronte di costi quasi nulli. In un’Italia segnata da una curva demografica in calo e da un tasso di fertilità tra i più bassi d’Europa, diventa fondamentale incentivare chi sceglie di vivere, lavorare e formare una famiglia sul nostro territorio. Il sistema attuale, basato principalmente sullo ius sanguinis, comporta un effetto discriminatorio verso chi, pur contribuendo alla crescita economica e sociale, non vede riconosciuto il proprio pieno status di cittadino.
Per questo proponiamo una riforma fondata su tre assi principali:
Garantire un accesso più equo e inclusivo alla cittadinanza non significa soltanto concedere diritti individuali, ma rafforzare la coesione sociale, contrastare l’emigrazione secondaria e contribuire a una società più dinamica, giusta e competitiva.
La laicità rappresenta uno dei principi fondamentali del nostro Paese, essenziale per garantire libertà di credo, pluralismo e parità di trattamento per tutti i cittadini. Per rafforzare questo principio e ridurre squilibri storici nei rapporti tra Stato e confessioni religiose, intendiamo intervenire su diversi fronti: