6 Campagne per il 2026

ORA! lancia 6 campagne politiche, su 6 temi, nei primi 6 mesi del 2026

Infrastrutture, Trasporti e Mobilità

Tesi Programmatica

Contesto

Cosa sono le infrastrutture e perché sono importanti

Le infrastrutture sono l’insieme di reti e impianti che erogano servizi essenziali alla vita civile ed economica: trasporti, energia, acqua e igiene, telecomunicazioni e, accanto a queste, le infrastrutture sociali (scuole, ospedali, edilizia residenziale pubblica, studentati) (World Bank, 2013). In Europa, il Connecting Europe Facility (CEF) individua come assi strategici le reti trasporto-energia-digitale, evidenziando che l’interconnessione di tali reti è condizione del mercato unico e della coesione territoriale (European Commission, CEF, 2023).

Le infrastrutture rappresentano perciò la base su cui si fonda la competitività di un Paese perché oltre a garantire i servizi essenziali per imprese e cittadini, riducono i costi di transazione, facilitano l’accesso ai mercati, aumentano la produttività e rendono più attrattivo il territorio per gli investimenti esteri. La letteratura economica ne documenta l’impatto sulla crescita: la spesa pubblica produttiva in infrastrutture stimola il PIL (Barro, 1990) e accresce la produttività privata (Aschauer, 1989). Gli investimenti infrastrutturali generano benefici nel medio periodo, soprattutto nei contesti in cui vi è capacità produttiva inutilizzata o con ostacoli alla produzione. Anche l’OCSE conferma che interventi nei settori dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni producono benefici duraturi sulla crescita economica e sul benessere collettivo (OECD, 2009).

Tuttavia, l’Italia parte storicamente da una posizione di svantaggio rispetto ai principali paesi europei: già nel 2000 la qualità delle infrastrutture italiane era inferiore alla media UE. Negli ultimi decenni la quota di investimenti nei settori energetico, idrico e dei trasporti è ulteriormente diminuita, ampliando il gap competitivo del Paese. Secondo un’analisi della Bocconi (Vecchi, 2005), l’Italia aveva infrastrutture complessive di rete ampiamente sotto la media europea. Tra il 2008 e il 2015, la spesa italiana in telecomunicazioni è diminuita del 7,1% annuo, riprendendo solo con la strategia Italia a 1 Giga dopo il 2015. Analoga tendenza si osserva nel trasporto: infrastrutture datate, logistica inefficiente e una quota di rimborsi record (es. il 91% dei treni non parte all’orario previsto) segnalano un sistema sotto-utilizzato e costoso.

Inoltre, è molto marcato il divario Nord–Sud. Le regioni meridionali contano un numero di opere pubbliche incompiute pro capite molto superiore a quelle del Nord.

Sul fronte digitale, nonostante i recenti cambiamenti grazie alla strategia banda ultralarga (che ha portato l’Italia al 7º posto UE per connettività nel DESI 2022), permangono sacche di digital divide territoriale e l’Italia resta agli ultimi posti europei nell’uso e nell’integrazione delle tecnologie digitali.

Importanti risorse europee (PNRR, CEF, Coesione) stanno provando a compensare questi ritardi: il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza italiano destina oltre 60 miliardi di euro (fondi Ue + complementari nazionali) a infrastrutture trasportistiche, energetiche e digitali; il meccanismo Connecting Europe Facility finanzia reti transeuropee di trasporto, energia e digitali.

In sintesi, gli investimenti infrastrutturali rappresentano un volano di sviluppo, ossia un driver fondamentale di crescita e produttività. Evidenze comparative mostrano che una maggiore dotazione infrastrutturale si associa a più alta produttività del lavoro e Produttività Totale dei Fattori. A livello macro, il moltiplicatore fiscale degli investimenti in infrastrutture è maggiore di 1 nel medio periodo.

Inoltre, le infrastrutture svolgono un ruolo chiave nella prevenzione di danni sociali ed economici, riducendo rischi e costi sociali:

  • reti idriche e fognarie resilienti mitigano esondazioni e ondate di calore;
  • manutenzione programmata di ponti e strade abbatte incidenti e chiusure;
  • reti energetiche e digitali robuste assicurano continuità di servizi critici.

La pianificazione ex-ante su scala di rete consente di minimizzare perdite economiche e interruzioni di filiera (OECD, 2009; European Commission, CEF, 2023).

Il contesto italiano è però caratterizzato da un’infrastruttura sotto-dimensionata rispetto ai bisogni, da un marcato divario territoriale e da una governance ancora poco efficace, ma anche da una consapevolezza crescente del ruolo strategico degli investimenti infrastrutturali sia per la crescita economica sia per la transizione ecologica.

Problemi

Normativa urbanistica, gestione del suolo e dei dati territoriali

Il sistema infrastrutturale italiano risente di problemi strutturali quali frammentazione normativa e di competenze tra i vari livelli istituzionali, capacità di finanziamento, inefficace pianificazione e realizzazione che ne limitano lo sviluppo e la produttività. La nostra la capacità di spesa è condizionata da debito pubblico e fabbisogno netto con un “sottodimensionamento” degli investimenti rispetto ai livelli necessari. L’analisi OECD sottolinea infatti che, sebbene investimenti aggiuntivi possano avere effetti positivi sulla crescita, gli investimenti passati sono stati talvolta mal allocati causando ritardi o blocchi nella realizzazione dei progetti. Per esempio, il Rapporto Infrastrutture della Camera dei Deputati (dic. 2024) rivela che 15 grandi opere strategiche italiane (costo complessivo ~145 miliardi) hanno un tempo medio di realizzazione – dalla progettazione all’ultimazione – di oltre 30 anni. Infine, L’OCPI conferma che la causa principale delle opere incompiute è la mancanza di risorse (189 casi su 393), segno di una programmazione finanziaria carente.

Gli strumenti pianificatori del territorio sono spesso obsoleti rispetto alle pressioni economico-sociali dell’area che dovrebbero regolare. La mancanza di una normativa unica e consolidata favorisce il continuo consumo di suolo vergine senza misure di compensazione e porta, nelle zone consolidate a più alta impermeabilizzazione,a problematiche idrogeologiche che nell’ultimo ventennio, complice l’inadeguatezza dei sotto-servizi di smaltimento e laminazione delle acque piovane nelle aree edificate dismesse, hanno causato danni al patrimonio immobiliare e sfollati fra la popolazione. A rendere più difficile la gestione integrata territoriale concorrono scarsa digitalizzazione dei processi e poca uniformità dei dati comportando servizi meno efficienti, tempi di progettazione e costi di realizzazione delle infrastrutture dilatati e una scarsa capacità di controllo sullo stato di manutenzione delle stesse.

Le difficoltà finanziarie e temporali si amplificano quando si considerano anche le disparità territoriali e settoriali. Nel Mezzogiorno, molte infrastrutture non sono completate o rimangono sottoutilizzate per assenza di collegamenti. Inoltre, l’Italia è in ritardo sul completamento dei corridoi TEN-T, con il rischio di non rispettare gli obiettivi UE 2030/2050. Sul fronte digitale, benché la strategia Ultra Broadband abbia colmato parzialmente il gap di connettività tra regioni, permangono differenze nell’offerta e nella capacità di utilizzo delle reti. A ciò si aggiunge la debolezza della cybersecurity delle infrastrutture critiche: energia, sanità e trasporti interconnessi sono particolarmente esposti a rischi.

Mobilità di persone e merci

Un impatto evidente della situazione generale è nei problemi che si generano nella mobilità di persone e merci. Per quanto riguarda il trasporto personale il problema è la dipendenza eccessiva e insostenibile dall’automobile privata, che genera gravi esternalità negative a livello ambientale (emissioni di gas serra e inquinanti), sociale (incidenti, congestione, qualità della vita) ed economico (costi diretti e indiretti per famiglie e collettività). Questa dipendenza è causata dalla carenza strutturale di alternative di trasporto pubblico efficienti, affidabili e capillari, sia in ambito urbano che extraurbano. L’approccio alla pianificazione delle infrastrutture adottato nella “Legge Obiettivo” è risultato inoltre inefficace, basato su procedure non trasparenti a volte di dubbia legittimità rispetto al tema dell’impatto ambientale. Riguardo ai servizi taxi lo scoglio è una regolamentazione obsoleta e restrittiva che soffoca la concorrenza, limita l’offerta, mantiene tariffe non competitive e favorisce le rendite di posizione. Le forme di ride-hailing vedono rigide limitazioni imposte agli operatori che impediscono lo sviluppo di alternative che andrebbero a supportare la competizione.

In ambito trasporto merci traspare l’inefficienza e la scarsa competitività del sistema logistico italiano (19° posto globale nel Logistics Performance Index della Banca Mondiale) a causa di una dipendenza eccessiva dal trasporto su gomma .

La guida autonoma potrebbe favorire una forte innovazione nel settore ma il quadro normativo Italiano sul tema è restrittivo e obsoleto: esso limita la guida autonoma alla sola fase sperimentale, impedendone l’utilizzo operativo e commerciale. Questo rappresenta un freno significativo alla ricerca e agli investimenti nel settore. L’Italia rischia di accumulare un grave ritardo tecnologico e industriale rispetto a Paesi leader come la California e la Cina, perdendo l’opportunità di sviluppare competenze critiche (AI, sensoristica, V2X) migliorando sicurezza stradale, efficienza della mobilità e attraendo investimento in ricerca e sviluppo.

Crisi abitativa

Infine, a livello micro e quindi sulla popolazione, un altro effetto è la crisi abitativa che, a causa anche dela stagnazione nella crescita dei salari reali, ha portato l’inaccessibilità alla casa per ampie fasce della popolazione economicamente più deboli, in particolare giovani e famiglie a reddito medio-basso, mettendo a rischio il diritto all’abitare, definito fondamentale dalla Corte Costituzionale[Sentenza Corte]. L’offerta di alloggi classificati come Edilizia Residenziale Pubblica è carente causa malagestione del patrimonio immobiliare esistente o per insufficienza di strutture. Questi alloggi sono destinati alla fascia di popolazione più a basso reddito per la quale il mercato tradizionale di affitto è inavvicinabile con circa 650.000 le famiglie in lista d’attesa per un alloggio[1]. Anche lo scarso sviluppo del segmento di Housing Sociale limita l’offerta per la fascia medio-bassa dei redditi, esclusi dalle graduatorie ERP e dal circuito degli affitti tradizionali. La carenza di immobili in affitto con formula a canone tradizionale ed il caro affitti sono dovute alla scarsa propensione dei proprietari di immobili a vincolare le loro proprietà da un lato a causa delle incertezze sui tempi delle procedure giudiziarie in caso di sfratto (dai 12 ai 18 mesi in media[2]) e dall’altro per la maggior sicurezza e redditività degli affitti turistici a breve termine (STR) [Report Tortuga]. Fra le fasce più esposte ci sono inoltre gli studenti fuori sede in quanto le residenze universitarie contano 65.500 posti letto, insufficienti a soddisfare la domanda totale [345]. A queste dinamiche si aggiunge la scarsità di dati quantitativamente e qualitativamente adeguati, già sottolineata precedentemente anche in ambito di pianificazione infrastrutturale, che impedisce una programmazione efficace delle politiche abitative.

Proposte

Un programma infrastrutturale davvero efficace per l’Italia deve poggiare su tre pilastri: sostenibilità economica, coesione territoriale e sostenibilità ambientale, con una prospettiva di almeno dieci anni. Le nostre proposte mirano a superare i limiti evidenziati quali frammentazione normativa, dispersione delle risorse, ritardi autorizzativi e scarsa capacità di monitoraggio.

Semplificazione delle normative

Il nuovo Codice dei contratti pubblici (D.lgs. 36/2023) ha rappresentato un avanzamento importante, introducendo la digitalizzazione integrale delle procedure, il fascicolo virtuale dell’operatore, il principio del risultato e la qualificazione delle stazioni appaltanti. Tuttavia, la vera sfida è l’attuazione concreta: tempi certi per ogni fase, uso effettivo del BIM e delle piattaforme digitali, rafforzamento degli uffici tecnici regionali e comunali.

Si propone perciò una riscrittura integrale e organica delle leggi urbanistiche vigenti, abrogando i testi attuali per creare un quadro normativo unitario, moderno e coerente, compatibile con istruttorie gestite anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale pur mantenendo la responsabilità umana finale. La nuova normativa dovrà favorire politiche di consumo di suolo netto zero (Commissione Europea), promuovendo il riuso e la rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico (e anche privato) esistente.

Concretamente è necessario introdurre uno scadenzario obbligatorio per progettazione e affidamento, consultabile in un cruscotto pubblico, così da rendere trasparenti i costi, lo stato di avanzamento e le varianti. Nel settore portuale e aeroportuale, dove gli iter autorizzativi risultano particolarmente complessi, servono procedure dedicate: conferenze dei servizi accelerate per l’accessibilità ferroviaria e metropolitana agli scali, e percorsi semplificati per dragaggi, cold ironing e retroportualità strategiche.

La riforma deve anche puntare ad un sistema di incentivi e sanzioni che renda effettiva la responsabilità degli attori coinvolti. I progetti completati nei tempi e nei costi previsti devono essere premiati, mentre i ritardi imputabili a inefficienze gestionali devono comportare penalità certe. Le autorità di regolazione dovranno vigilare affinché i contratti siano equilibrati e trasparenti, evitando i costi transazionali che hanno compromesso esperienze passate. Infine, la creazione di benchmark pubblici, veri e propri ranking delle amministrazioni e dei gestori pubblici, permetterà di rendere visibile ai cittadini quali enti siano più efficienti e quali, al contrario, rallentino lo sviluppo.

Inoltre, considerando che i progetti strategici di riqualificazione urbana e infrastrutturale non possono essere tenuti in scacco dalle debolezze del sistema, si propone una valutazione approfondita sulla possibile istituzione di un’Agenzia Nazionale per i Progetti Strategici con il compito e potere di coordinare gli attori istituzionali (Ministeri, Regioni, Enti Locali), attrarre capitali privati anche con strumenti finanziari innovativi e facilitare l’accesso e la gestione di fondi europei, nazionali e internazionali.

Investimenti in infrastrutture energetiche

La sicurezza energetica e la decarbonizzazione richiedono una politica infrastrutturale lungimirante, con priorità sul potenziamento delle dorsali Nord–Sud e delle linee HVDC, l’integrazione di rinnovabili attraverso smart grid e sistemi di accumulo, e l’ammodernamento delle reti di distribuzione per ridurre le perdite. Le infrastrutture devono essere progettate per favorire la mobilità elettrica, con una rete capillare di punti di ricarica interoperabili e diffusi tanto nelle aree urbane quanto nelle principali direttrici autostradali. Nei porti, gli investimenti energetici devono puntare alla sostenibilità: sistemi di cold ironing per le navi, micro-reti locali e retroportualità attrattiva per industrie low-carbon. Negli aeroporti, invece, la transizione passa da piani energetici integrati e dalla predisposizione alle nuove tecnologie, dai carburanti sostenibili ai primi modelli elettrici e a idrogeno. Tutto questo richiede un orientamento chiaro: evitare nuove opere legate ai combustibili fossili, concentrando le risorse sul miglioramento delle reti esistenti e sulla resilienza climatica e con un piano per il ritorno al nucleare.

Cybersecurity e digitale

L’Italia deve colmare anche il ritardo che la separa dagli standard europei in materia di connettività e sicurezza digitale. La copertura in fibra ottica FTTH deve essere completata in tutto il territorio, incluse le aree interne, attraverso gare trasparenti e obblighi di apertura all’ingrosso permettendo a più operatori di accedere alla stessa infrastruttura per favorire concorrenza nei servizi offerti ai cittadini e alle imprese.

La cybersecurity rappresenta un altro capitolo imprescindibile: i gestori di reti critiche dovranno adeguarsi agli standard NIS2, sviluppare Security Operation Center condivisi e sottoporsi a monitoraggi periodici.

Mobilità

Relativamente al tema della mobilità, proponiamo di riequilibrare la mobilità degli italiani investendo su alternative pratiche e convenienti all’uso dell’auto. In ambito urbano vogliamo efficientare il trasporto pubblico locale (TPL) rinnovando il parco mezzi, aumentando l’offerta e introducendo una tassa di scopo per finanziare infrastrutture rapide di trasporto di massa. In ambito extraurbano proponiamo di migliorare il servizio ferroviario regionale reintroducendo servizi interregionali e adottando un modello di orario cadenzato per garantire un servizio più efficiente e integrato. A supporto del trasporto pubblico locale intendiamo intervenire anche sul servizio non di linea, con l’obiettivo di aumentarne l’offerta e ridurre i costi per i cittadini. Proponiamo il superamento del numero chiuso per le licenze di taxi e NCC, così da eliminare situazioni di scarsità artificiale e garantire un’offerta più adeguata alla domanda, assicurando una distribuzione più equilibrata dei servizi. Parallelamente, si punta a rafforzare la trasparenza fiscale attraverso l’obbligo di registrazione digitale delle corse e sistemi di pagamento tracciabili. Infine, la liberalizzazione delle piattaforme di ride-hailing consentirebbe agli operatori privati di ottenere licenze in regime di concorrenza, con tariffe libere e un sistema che garantisca tracciabilità e controllo. L’obiettivo complessivo è costruire un ecosistema di mobilità più competitivo, accessibile e moderno, in grado di integrare il trasporto pubblico locale, ridurre i costi per l’utenza e migliorare la qualità del servizio.

Gli stessi principi di apertura, trasparenza ed efficienza guideranno anche la politica per il trasporto merci, con l’obiettivo di riequilibrare le modalità di spostamento delle merci e rendere l’intero sistema logistico più competitivo e sostenibile. In quest’ottica, intendiamo potenziare le infrastrutture ferroviarie dedicate al trasporto merci, così da alleggerire la pressione sulla rete stradale e ridurre l’impatto ambientale. La ferrovia dovrà integrarsi meglio con il trasporto su gomma attraverso una vera promozione dell’intermodalità, garantendo tempi certi, snellimento delle procedure e nodi logistici efficienti. A ciò si affianca lo sviluppo delle Zone Logistiche Semplificate, pensate per attrarre investimenti e rendere più rapidi i processi autorizzativi nelle aree portuali e retroportuali strategiche. Particolare attenzione sarà dedicata al cosiddetto “ultimo miglio”, con la diffusione di veicoli elettrici e a basse emissioni per le consegne in ambito urbano, così da coniugare efficienza e sostenibilità. La digitalizzazione dei flussi documentali consentirà inoltre di ridurre costi e tempi burocratici, migliorando la tracciabilità e la sicurezza delle operazioni. Infine, proponiamo l’istituzione di un Osservatorio Nazionale per il trasporto merci e la logistica, con il compito di monitorare in modo continuativo l’andamento del settore, coordinare gli interventi delle diverse istituzioni e garantire una programmazione di lungo periodo basata su dati affidabili e aggiornati.

Un ulteriore sostegno alla mobilità potrebbe arrivare dalle tecnologie di guida autonoma, ma dobbiamo prima superare il ritardo normativo e posizionare l’Italia come hub tecnologico. Per questo intendiamo proporre una riforma radicale del quadro legislativo che preveda una modifica del Codice della Strada per introdurre la definizione di veicolo autonomo e consentirne l’uso senza conducente, una revisione del Decreto Smart Road, l’introduzione di una legge quadro sulla guida autonoma, l’adeguamento del Codice delle Assicurazioni e la creazione di un Fondo Nazionale per la Guida Autonoma per gestire rischi e transizione occupazionale.

Crisi abitativa

Riconoscendo l’urgenza della crisi abitativa, che colpisce in particolare i giovani nelle grandi città, riteniamo che il problema vada affrontato in una logica multidimensionale. Non si tratta soltanto di politiche abitative in senso stretto, ma anche di trasporto pubblico locale e mobilità: l’attuale insufficienza di collegamenti efficienti costringe spesso a trasferimenti di residenza anche per brevi distanze, generando ulteriore pressione sul mercato urbano.

Per rispondere a questa sfida proponiamo un insieme di interventi articolati su più fronti e piani temporali. Sul versante dell’offerta, intendiamo favorire lo sviluppo di progetti di Social Housing, alloggi universitari e Build-to-Rent, rilanciare l’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) attraverso il recupero degli alloggi inagibili e introdurre misure di equilibrio sull’impatto delle locazioni turistiche brevi (STR). A supporto di queste politiche, proponiamo inoltre l’istituzione di un Censimento Nazionale Immobiliare e di una piattaforma digitale in grado di fornire dati oggettivi e costantemente aggiornati.

Finanza pubblica e coesione

Infine, un programma infrastrutturale ambizioso non può fondarsi sull’illusione di nuovi fondi pubblici illimitati. L’Italia deve invece puntare su un modello che massimizzi le risorse già disponibili, evitando duplicazioni e sprechi, e che apra con decisione al capitale privato. Gli strumenti europei – dal Connecting Europe Facility ai fondi di coesione – vanno utilizzati al meglio, ma sempre in logica di cofinanziamento e competitività dei progetti.

Sul piano nazionale, più che creare nuovi fondi centralizzati, occorre garantire certezza delle regole e procedure snelle che rendano *attrattivi gli investimenti infrastrutturali per attori terzi. La selezione dei progetti deve basarsi su criteri di impatto economico e sostenibilità, ma senza cadere nella tentazione di trasformare le infrastrutture in strumenti di redistribuzione territoriale a pioggia: l’interesse nazionale richiede di finanziare le opere dove il ritorno è maggiore, anche per generare crescita che possa poi ridursi in benefici più ampi.

In questo quadro, il Mezzogiorno deve essere considerato non come un vincolo politico ma come un’opportunità di crescita: porti gateway, corridoi ferroviari e logistica possono attrarre investimenti se integrati in catene globali del valore. Non piani straordinari, ma un contesto normativo e fiscale favorevole, stabile e prevedibile, che dia fiducia a chi è disposto a rischiare capitale.

Solo così le infrastrutture smettono di essere terreno di spesa pubblica e diventano terreno di investimento, crescita e competitività.

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