ORA! lancia 6 campagne politiche, su 6 temi, nei primi 6 mesi del 2026
Cultura, Sport e Turismo sono settori con una chiara rilevanza sociale e territoriale.
La qualità del nostro patrimonio storico, culturale, artistico, paesaggistico e sportivo è internazionalmente riconosciuta e incide sulla coesione sociale, sulla salute, sulla valorizzazione e sullo sviluppo sostenibile dei territori.
La Cultura è un impegno costituzionale: la Repubblica ne promuove lo sviluppo e tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico (art. 9) e, nel riparto delle competenze, affida allo Stato la tutela dei beni culturali e del paesaggio (art. 117), orientando politiche pubbliche, risorse e responsabilità condivise.
Lo Sport, ancor prima che agonismo, grandi eventi e medaglie, è salute e prevenzione, educazione e benessere quotidiano; l’attività fisico-sportiva contribuisce non solo a costruire comunità più coese, ma è un diritto riconosciuto nella Costituzione (art. 33) che rappresenta un investimento di lungo periodo per la riduzione della spesa sanitaria e sociale.
Il Turismo, grazie al nostro posizionamento distintivo nelle 5 macro-tipologie (TEHA), è una delle vie tramite cui conoscere il nostro Paese, generando una varietà di attività imprenditoriali che danno lavoro, nell’industria turistica allargata, a più di 2 milioni di occupati (ISTAT, 2023)
contribuendo direttamente al PIL per il 6% (2019, ISTAT – CST); nel 2023, il settore ha raggiunto il record storico delle presenze negli esercizi ricettivi (447 milioni – ISTAT). Più della metà della domanda è straniera (52,44%).
Settori con una chiara rilevanza, ma con una serie di criticità, comuni e specifiche.
Economicamente, sono settori trainati, la cui sostenibilità dipende dalla solidità di altri comparti produttivi. Istituzionalmente, la struttura normativa e amministrativa che li governa è debole e caotica.
Quadri normativi frammentati e disomogenei, intrecci di competenze e responsabilità, interventi della Corte Costituzionale, politiche non fondate su una solida misurazione dei dati e/o approcci trasversali, assenza di controlli ex-post degli investimenti e burocrazia, hanno generato sovrapposizioni tra gli enti, proliferazione di piani, visioni di corto respiro, procedure ridondanti, inefficienze e sprechi che appesantiscono gli operatori e aggravano le disparità territoriali, limitando la competitività e lo sviluppo del sistema. Gli interventi pubblici divenuti strutturali, anziché temporanei, sono ormai fattori cronici che rallentano la sana iniziativa privata.
Nella Cultura il lavoro presenta precarietà, retribuzioni contenute e scarsa progressione, con una filiera della conoscenza che fatica a trattenere talenti e a garantire formazione continua; la spesa delle famiglie resta sotto la media UE. Mancano LEP culturali e l’attuazione della Convenzione di Faro è diseguale (riconoscimento delle heritage communities e co-progettazione non omogenea). Permangono ‘deserti culturali’ e barriere di accesso (fisiche, economiche, cognitive e linguistiche); nei mercati dei diritti persistono problemi di contendibilità e trasparenza. La transizione digitale è irregolare (metadati, licenze, diritti d’immagine, adozione dell’IA), con rischi per l’accessibilità e la tutela. Filantropia e finanza mista sono sottoutilizzate e polarizzate su poche istituzioni, mentre si aggiungono rischi climatici (eventi estremi, umidità, calore) con piani disomogenei e ostacoli alla mobilità internazionale di opere e professionisti (visti, dogane, assicurazioni).
Nello Sport e nel Fitness l’attività di base ha perso la sua importanza. Quasi la metà degli adulti non pratica attività fisica, aggravando gli effetti della sedentarietà; nelle scuole, spesso dotate di strutture fatiscenti, l’educazione fisica ed alimentare ha un valore del tutto marginale. La governance del settore sportivo si è concentrata nel binomio CONI-Sport e Salute, con ruoli poco distinti, scarsi controlli e limitata valutazione dei risultati; lo sport di base non è adeguatamente sostenuto e si regge in gran parte sul volontariato, che opera in ASD piccole e fragili. Regimi agevolati cronicizzati, strumenti inadeguati e scarsa innovazione intrappolano lo sport italiano Unendo a ciò l’inadeguatezza degli impianti sportivi, sia di base che di grandi dimensioni, si è incapaci di attrarre eventi e investimenti, con conseguenze sui possibili ritorni economici.
Il Turismo, infine, per la sua natura labour-intensive e una struttura imprenditoriale prevalentemente di microimprese (circa 90%, Excelsior 2024), radicata sul territorio ma con ridotta possibilità di innovare e investire, è un settore a bassa produttività.
I salari sono mediamente bassi e il lavoro è fortemente stagionale.
La domanda a cui risponde è di consumo finale e condizionata da forti fattori esogeni, con una ricaduta contenuta sul resto del tessuto produttivo; i moltiplicatori per spesa pubblica corrente e consumo, già generalmente inferiori a 1, sono qui ancor più contenuti. A ciò si aggiungono poi le internazionalmente riconosciute esternalità negative dell’overtourism. Questo fenomeno in cui l’impatto del turismo supera la capacità fisica, ecologica, sociale, economica, psicologica e/o di governance (OECD, UNWTO) interessa anche il nostro Paese, con presenze concentrate a livello comunale (41,6%, 185,9 milioni, in 50 comuni su 7.896), regionale (39,4% a Nord-Est) e temporale (58,6% nei mesi estivi).
Tale complesso di criticità richiede dei cambiamenti che, bilanciando le diverse esigenze in gioco, creino una governance fondata su trasparenza, dati, responsabilità chiare e coordinamento, evitando che lo Stato si sostituisca al rischio di impresa, destinando risorse in modo avventato o compromettendo la salvaguardia del nostro patrimonio.
Oggi Cultura, Sport e Turismo sono gestiti come tre politiche separate.
È invece possibile avere un approccio unitario orientato al benessere, al capitale umano e alla qualità della vita, fondato su regole chiare, dati condivisi e responsabilità definite.
A tali fini, esistono soluzioni trasversali e interventi specifici.
Nella Cultura è necessario mettere ordine con regole semplici e uguali per tutti.
Responsabilità specifiche per la tutela, la valorizzazione, le autorizzazioni e le concessioni, con chiara definizione di tempi certi e pareri espliciti. Semplificazione della burocrazia sia della modulistica che del tracciamento digitale delle pratiche. Adozione di standard minimi di accesso (orari, tariffe, accessibilità, servizi digitali) con rendicontazione pubblica e di formati interoperabili per cataloghi e registri tra Stato, Regioni e Comuni per evitare duplicazioni. Definizione di linee guida nazionali su governance e vigilanza, così da garantire trasparenza. Rafforzare la co-progettazione con le comunità (Convenzione di Faro) con protocolli semplici su responsabilità, assicurazioni e uso degli spazi.
Nello Sport, il Ministero deve tornare protagonista e garante, con un CONI ricondotto alle sue funzioni originarie, e enti distinti per sport di base e di vertice, anche superando l’attuale modello dei GSCM.
Nel Turismo, il ruolo degli enti va ridefinito agendo tramite due possibili, e non tra loro escludenti, strade:
Lo Stato deve assumere la funzione di coordinamento, fissando standard minimi vincolanti, procedure uniformi e obiettivi comuni, con il Ministero del Turismo come hub tecnico-politico di riferimento, capace di esercitare una governance multilivello e garante del coordinamento interistituzionale.
Le Regioni sono chiamate ad attuare i piani in coerenza con il quadro nazionale, mentre ai Comuni spetta la gestione operativa, da rafforzare con poteri adeguati per introdurre misure proporzionate di contrasto all’overtourism (sistemi di prenotazione, contingentamenti, ticket di accesso o regolamentazione degli affitti brevi).
Tali strumenti, internalizzando le esternalità negative, perseguono una duplice logica di far contribuire il visitatore ai costi sociali generati e ridurre la domanda nei luoghi/periodi critici, generando risorse vincolate al patrimonio e ai servizi locali.
Ticket e quote giornaliere non sono dunque balzelli fiscali, ma vere e proprie imposte pigouviane.
La carenza di efficienza ed efficacia delle policy, dovuta alla mancanza di dati, KPI e adeguati strumenti di valutazione, è il punto costantemente debole dell’azione pubblica nei tre settori.
Occorre potenziare la raccolta, l’analisi e l’utilizzo dei dati per fornire evidenza statistica solida, tempestiva e comparabile sulla quale fondare le valutazioni e le conseguenti decisioni.
Vanno definiti glossari, metodologie e classificazioni standard per garantire la comparabilità territoriale, individuando e rimuovendo gli ostacoli normativi e infrastrutturali che limitano il regolare aggiornamento.
Nella Cultura la raccolta e l’uso dei dati hanno uno storico fragile: la valutazione è poco diffusa, frammentata tra progetti e territori ed è spesso ridotta a rendicontazione formale più che ad apprendimento.
Gli osservatori sul territorio sono pochi e discontinui, esposti alla ciclicità politica, riducendo la misurazione degli esiti più a un onere o a un giudizio, alimentando resistenze alla trasparenza su successi e insuccessi, indebolendo, di conseguenza, la correzione di rotta, il confronto tra territori e la buona allocazione delle risorse. Per cambiare passo, occorre un set minimo di indicatori d’esito (partecipazione, accessibilità fisica/economica/digitale, qualità dei servizi, cura/manutenzione dei beni) con baseline e obiettivi pluriennali; interoperabilità di cataloghi, registri e diritti d’immagine tramite metadati standard; finanziamenti legati a valutazioni ex ante/ex post pubbliche e leggibili.
Nello Sport si deve riconoscere e valutare correttamente l’effettivo contributo che questo settore offre al benessere psicofisico di ogni cittadino, con le conseguenti esternalità positive per la società e i risparmi sulla spesa sanitaria.
Da questo riconoscimento discende la necessità di valutazioni ispirate alle migliori pratiche internazionali, così che tali interventi generino vero valore senza trasformarsi in misure croniche e permanenti fonti di dipendenze e inefficienze.
Per il Turismo, il Ministero deve coordinare gli enti e le istituzioni coinvolte, mentre l’ISTAT ne è il gestore tecnico indipendente.
In particolar modo:
il Conto Satellite del Turismo deve essere potenziato, completando l’integrazione degli indicatori ambientali e sociali, e aumentando la granularità delle informazioni;
vanno individuate KPI e metriche specifiche per l’overtourism, cosicché i Comuni possano tradurre la logica pigouviana di internalizzare le esternalità in strumenti regolativi concreti, calibrando politiche proporzionate tra sviluppo locale e tutela del territorio.
Per una gestione che tuteli e valorizzi sostenibilmente il nostro patrimonio storico, architettonico, artistico e culturale occorre agire su tre livelli:
Le risorse finanziarie pubbliche devono essere orientate a priorità strategiche: tutela e recupero del patrimonio, sviluppo territoriale e infrastrutturale, eliminando ogni sussidio o sostegno diretto volto a mitigare e/o sostituirsi al rischio di impresa.
Nello sport, la chiara ed efficiente distinzione delle funzioni di governance deve produrre una corretta distribuzione delle risorse che dia precedenza allo sport di base e al rinnovo delle infrastrutture essenziali del settore.
Gli investimenti, in generale, devono avere valutazioni ex-post e clausole di clawback in caso di mancato raggiungimento dei risultati.
I canoni devono riflettere redditività e valore di mercato del bene, con meccanismi di indicizzazione e revisione periodica adeguata; le concessioni vanno vincolate a obblighi manutentivi e a verifiche regolari. Una quota obbligatoria degli introiti confluisce in un fondo nazionale vincolato alla manutenzione e alla tutela del patrimonio.
Riformare la disciplina delle strutture ricettive
Per superare un quadro normativo oggi frammentato e obsoleto, e al tempo stesso contrastare evasione e distorsioni concorrenziali, distinguendo nettamente tra attività imprenditoriale e mero godimento privato, serve una normativa nazionale con regole chiare, procedure uniformi e modelli semplificati.
Ciò implica, innanzitutto, la piena attuazione della Banca Dati delle Strutture Ricettive (BDSR), con l’obbligo di CIN per ogni unità a uso turistico/ricettivo, integrato in uno Sportello Unico Digitale capace di smistare automaticamente i dati alle amministrazioni competenti, eliminando duplicazioni e garantendo piena tracciabilità.
Occorre inoltre aggiornare i criteri di classificazione delle strutture su parametri oggettivi e misurabili, comprensivi degli indicatori di sostenibilità (ETIS) ed eliminando obblighi obsoleti; gli audit sono affidati a soggetti indipendenti, gli esiti dei controlli resi pubblici.
Va infine istituito un registro unico per i soggiorni medio-lunghi (30 giorni-12 mesi), con una disciplina specifica che assicuri trasparenza e uniformità.
Approfondimenti sulla Tesi Programmatica - Cultura
1. Piano Faro e comunità di patrimonio
2. Benessere culturale e diritto alla disconnessione.
3. Diritti SIAE e creatività.
4. Audiovisivo e nuovi talenti.
Approfondimenti sulla Tesi Programmatica - Sport