ORA! lancia 6 campagne politiche, su 6 temi, nei primi 6 mesi del 2026
La Legge di Bilancio 2026 non fa crescere l’economia.
Lo dicono gli stessi documenti del governo: nel 2026 l’economia cresce esattamente come crescerebbe senza la manovra. In altre parole, la legge di bilancio non cambia il quadro generale.
La manovra vale circa 22 miliardi di euro, poco più dell’1% del PIL, ma non avvia riforme strutturali. Le risorse vengono distribuite in molti interventi piccoli e temporanei, senza una direzione chiara. Nel frattempo i conti pubblici restano fragili: il debito aumenta nel 2025 e 2026, il saldo primario resta negativo e la spesa per interessi continua a salire. Una parte rilevante delle coperture è temporanea o rinvia spese al futuro, rendendo i conti più esposti a qualsiasi rallentamento dell’economia.
Sul fronte delle tasse, invece di semplificare il sistema, la manovra lo rende più complicato. Il taglio dell’IRPEF è concentrato su alcune fasce di reddito, mentre aumentano bonus, eccezioni e regole speciali. Il risultato è che persone con lo stesso reddito possono pagare imposte diverse, senza benefici reali per lavoro, occupazione o produttività.
L’aumento dell’IRAP su banche e assicurazioni e i prelievi temporanei sul settore finanziario colpiscono il valore aggiunto, non gli utili, e finiranno per tradursi in credito più caro per famiglie e imprese, riducendo investimenti e crescita.
Gli incentivi alle imprese, come gli iper-ammortamenti, spingono soprattutto ad anticipare investimenti già previsti. Producono effetti di breve periodo, costano molto allo Stato e non aumentano in modo duraturo la produttività.
Sulle pensioni, il rinvio dell’adeguamento dell’età pensionabile fa aumentare la spesa oggi e domani. Il conto viene scaricato sui lavoratori attivi e sui giovani, aggravando uno squilibrio già evidente.
Anche su sanità e istruzione mancano scelte strutturali. La spesa sanitaria aumenta nel breve periodo, ma poi torna a scendere, e le risorse servono soprattutto a coprire stipendi e straordinari. Senza riforme su personale, territorio e organizzazione, i servizi non migliorano. Nell’istruzione si evitano ancora interventi sulla qualità del sistema e si preferiscono misure simboliche, lasciando in secondo piano la formazione tecnica e professionale.
Questa legge di bilancio rinvia le riforme, frammenta le risorse e rinuncia a costruire crescita. In un Paese con alto debito e pochi margini, è una scelta che aumenta i rischi futuri.
La nostra linea è sintetizzabile in: meno mance e deroghe, più servizi universali; meno distorsioni, più riforme strutturali.
Tenere insieme i numeri non basta: se una manovra non cambia la crescita, è un fallimento politico.