6 Campagne per il 2026

ORA! lancia 6 campagne politiche, su 6 temi, nei primi 6 mesi del 2026

Garantire il Voto ai Fuorisede

Il contesto: una mobilità crescente senza tutele elettorali

Il diritto di voto è personale, libero ed eguale (art. 48 della Costituzione). Tuttavia, l’ordinamento italiano non prevede un meccanismo stabile che consenta di esercitarlo in caso di temporaneo spostamento dal comune di iscrizione elettorale.

Oltre 5 milioni di cittadini italiani risiedono temporaneamente fuori dal comune di residenza per motivi di studio, lavoro o salute, senza essere iscritti all’AIRE. Tra questi, circa 400.000 studenti universitari frequentano atenei in regioni diverse da quella di residenza anagrafica (fonte: ISTAT, Anagrafe studenti MIUR). A questi si aggiungono lavoratori a tempo determinato, operatori sanitari, personale stagionale, soggetti in cura medica fuori regione, e italiani temporaneamente all’estero non registrati come residenti.

Il sistema attuale non fornisce a questi cittadini una modalità strutturale per votare. In occasione delle elezioni politiche, regionali ed europee, è richiesto il rientro nel comune di residenza per esercitare il diritto di voto. Le uniche eccezioni sono previste per alcune categorie particolari: personale delle Forze Armate, diplomatici, naviganti e iscritti all’AIRE.

 

Il problema

L’assenza di un meccanismo di voto per i fuorisede determina un’asimmetria di fatto nell’accesso al voto. Chi può permettersi il viaggio torna a votare; chi non può, è di fatto escluso. Questo squilibrio si riflette anche sull’affluenza elettorale, in particolare tra le fasce più giovani e mobili, con un effetto distorsivo sulla rappresentanza.

Alcune sperimentazioni limitate sono state introdotte recentemente (come per le Europee 2024), ma con carattere temporaneo, complesso o riservato a platee ridotte. Non esiste, al momento, una disciplina ordinaria applicabile in modo generale.

La proposta: iscrizione temporanea e voto nel comune di domicilio

Si propone l’introduzione di una disciplina ordinaria, stabile e generalizzabile, fondata su due strumenti distinti ma coerenti:

1. Per cittadini temporaneamente domiciliati in un altro comune italiano

  • Facoltà di richiedere l’iscrizione temporanea alle liste elettorali del comune in cui si è domiciliati, con termine perentorio (almeno 35 giorni prima della consultazione, come previsto dal Decreto Elezioni 2025).
  • L’elettore vota in presenza nel seggio ordinario corrispondente alla propria sezione di domicilio temporaneo.

Questa soluzione:

  • non richiede meccanismi di trasmissione o riassegnazione del voto;
  • è pienamente integrabile nell’attuale architettura elettorale, senza necessità di interventi costituzionali o logistici complessi;
  • valorizza il domicilio come criterio di rappresentanza, coerentemente con i principi di prossimità e responsabilità civica.

2. Per cittadini temporaneamente all’estero non iscritti AIRE

  • Estensione della procedura già prevista per il personale diplomatico, militare e per alcune categorie in missione: registrazione presso la sede consolare o ambasciata entro i termini previsti.
  • Voto in presenza presso la struttura diplomatica competente.
  • Il voto è espresso per il collegio estero, come previsto per gli elettori AIRE.

 

Vantaggi del modello proposto

  • Proporzionalità e semplicità: non introduce strumenti eccezionali come il voto postale o elettronico; utilizza strumenti amministrativi già esistenti (iscrizione temporanea alle liste).
  • Coerenza costituzionale: rispetta pienamente i principi di personalità, segretezza, uguaglianza e territorialità del voto.
  • Fattibilità tecnica: si basa su infrastrutture e procedure già operative nei comuni e nelle sedi diplomatiche.
  • Inclusione elettorale effettiva: consente a una vasta platea di cittadini – attualmente esclusi per ragioni logistiche o economiche – di partecipare regolarmente al voto.

Il riconoscimento del diritto di voto ai cittadini temporaneamente fuori sede rappresenta un adeguamento necessario del sistema elettorale alla mobilità contemporanea.
Non richiede soluzioni complesse, né revisioni costituzionali. Richiede una decisione politica chiara, fondata su criteri di equità, proporzionalità e non discriminazione tra cittadini.

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