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Il diritto di voto è personale, libero ed eguale (art. 48 della Costituzione). Tuttavia, l’ordinamento italiano non prevede un meccanismo stabile che consenta di esercitarlo in caso di temporaneo spostamento dal comune di iscrizione elettorale.
Oltre 5 milioni di cittadini italiani risiedono temporaneamente fuori dal comune di residenza per motivi di studio, lavoro o salute, senza essere iscritti all’AIRE. Tra questi, circa 400.000 studenti universitari frequentano atenei in regioni diverse da quella di residenza anagrafica (fonte: ISTAT, Anagrafe studenti MIUR). A questi si aggiungono lavoratori a tempo determinato, operatori sanitari, personale stagionale, soggetti in cura medica fuori regione, e italiani temporaneamente all’estero non registrati come residenti.
Il sistema attuale non fornisce a questi cittadini una modalità strutturale per votare. In occasione delle elezioni politiche, regionali ed europee, è richiesto il rientro nel comune di residenza per esercitare il diritto di voto. Le uniche eccezioni sono previste per alcune categorie particolari: personale delle Forze Armate, diplomatici, naviganti e iscritti all’AIRE.
L’assenza di un meccanismo di voto per i fuorisede determina un’asimmetria di fatto nell’accesso al voto. Chi può permettersi il viaggio torna a votare; chi non può, è di fatto escluso. Questo squilibrio si riflette anche sull’affluenza elettorale, in particolare tra le fasce più giovani e mobili, con un effetto distorsivo sulla rappresentanza.
Alcune sperimentazioni limitate sono state introdotte recentemente (come per le Europee 2024), ma con carattere temporaneo, complesso o riservato a platee ridotte. Non esiste, al momento, una disciplina ordinaria applicabile in modo generale.
Si propone l’introduzione di una disciplina ordinaria, stabile e generalizzabile, fondata su due strumenti distinti ma coerenti:
Questa soluzione:
Il riconoscimento del diritto di voto ai cittadini temporaneamente fuori sede rappresenta un adeguamento necessario del sistema elettorale alla mobilità contemporanea.
Non richiede soluzioni complesse, né revisioni costituzionali. Richiede una decisione politica chiara, fondata su criteri di equità, proporzionalità e non discriminazione tra cittadini.