SOCIAL E MINORI: SÌ A PROTEZIONE, EDUCAZIONE E PREVENZIONE. NO AL PROIBIZIONISMO

Il divieto totale ha controindicazioni sostanziali e documentate e non è, ad oggi, giustificato dalle evidenze disponibili. Vogliamo che a guidare le misure sia la conoscenza, non l’onda emotiva del dibattito.

Mentre in Europa e nel mondo cresce la spinta a vietare i social ai minori, ORA! sceglie la strada indicata dalle evidenze.

I rischi esistono e vanno presi sul serio, ma nella giusta proporzione. Gli studi più completi disponibili mostrano che l’effetto sul benessere degli adolescenti è piccolo e che il nesso causale è incerto: l’uso problematico dei social potrebbe essere il sintomo di un disagio preesistente, più che la sua causa. Anche i maggiori studi europei sugli stili di vita dei giovani, pur segnalando un uso problematico in crescita, non raccomandano divieti.

I rischi più solidi riguardano i contenuti e il design delle piattaforme, non il tempo di accesso: il confronto con corpi idealizzati, soprattutto tra le ragazze; il cyberbullismo; i meccanismi di cattura dell’attenzione; gli algoritmi di raccomandazione che spingono verso contenuti sempre più estremi.

A livello internazionale i divieti hanno sempre fallito: alte percentuali di aggiramento, traffico spostato verso piattaforme minori e meno controllate, quindi più pericolose, e un’illusione di sicurezza che distrae dall’affrontare le cause. E colpiscono per primi i più fragili: per molti minori LGBTQ+ e neurodivergenti i social sono spazi di connessione e supporto che non trovano altrove.

La cornice giusta esiste già ed è europea: il Digital Services Act vieta i meccanismi manipolativi e impone tutele rafforzate per i minori, e la Commissione ha contestato a TikTok il design additivo del suo algoritmo.

ORA! propone di agire all’interno del quadro europeo: account minorenni sicuri per default, con i meccanismi di cattura dell’attenzione disattivati; raccomandazioni senza profilazione comportamentale e piattaforme responsabili dei contenuti che i loro algoritmi propongono ai minori; verifica dell’età rispettosa della privacy con l’EUDI Wallet europeo; educazione digitale per studenti e genitori, per comprendere il funzionamento delle piattaforme e gli strumenti di parental control; presidio di salute mentale, riconoscendo l’uso problematico come fattore di rischio clinico da intercettare precocemente; ricerca indipendente sugli esiti dei divieti altrui. E un’Italia propositiva in Europa, non al traino di regole scritte da altri.

Vogliamo una regolazione abbastanza forte da proteggere i minori e abbastanza intelligente da non danneggiare chi nei social trova anche supporto, identità e relazione. Il nostro è un approccio graduale che si aggiorna con le evidenze: sarà la conoscenza a guidare un eventuale inasprimento delle misure, non l’onda emotiva del dibattito.

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