6 Campagne per il 2026

ORA! lancia 6 campagne politiche, su 6 temi, nei primi 6 mesi del 2026

Difesa

Tesi Programmatica

Contesto

Dopo la fine dell’Unione Sovietica, il dominio unipolare degli Stati Uniti sta lasciando spazio a un mondo multipolare ancora in evoluzione, segnato da rapporti di forza economici, militari e finanziari eterogenei. Si stanno delineando due blocchi principali attorno a USA e Cina. La Cina, in particolare, rappresenta una sfida strategica e sta cercando alleati tra Paesi che condividono visioni anti-occidentali o autoritarie, anche se questa coalizione rimane frammentata al suo interno. L’alleanza tra Cina e Russia aumenta la competizione sulle rotte marittime, vitali per l’economia globale ed energetica, oltre che per le comunicazioni e la proiezione della forza militare.

Gli Stati Uniti restano la principale potenza navale e militare, con investimenti molto superiori a quelli cinesi e russi, grazie a risorse economiche e tecnologiche senza pari. Tuttavia, il loro approccio alla politica estera, specialmente dopo la seconda amministrazione Trump, mostra tendenze più assertive e protezioniste, coinvolgendo anche gli alleati. Questo nuovo contesto richiede una maggiore assunzione di responsabilità da parte dei Paesi europei, come dimostrano Svezia e Finlandia che sono entrate nella NATO davanti alla minaccia russa. Di fronte a un’ONU indebolita e a un diritto internazionale sempre meno riconosciuto, è necessario adottare strategie più efficaci per la sicurezza e la deterrenza, rafforzando la cooperazione all’interno di UE e NATO. Il controllo delle rotte marittime e il potere sui mari rimarranno centrali per la stabilità globale. Per l’Italia, avere un ruolo attivo nel Mediterraneo e nelle aree limitrofe, anche tramite strumenti militari e negoziali insieme agli alleati, sarà fondamentale per difendere democrazia e sviluppo.

Problemi

Le alleanze sono decisive per gli equilibri futuri: nessun Paese può affrontare da solo sfide poste da Russia e Cina. L’Italia deve restare al fianco delle democrazie occidentali e delle organizzazioni internazionali con cui condivide valori e interessi, rafforzando cooperazione e dialogo anche con interlocutori diversi. L’interesse nazionale va esteso oltre il Mediterraneo, includendo l’Indo-Pacifico, oggi cruciale per commercio e sicurezza: la presenza, anche simbolica, in missioni multinazionali tutela i nostri interessi e il peso nei tavoli globali.

Persistono dipendenze critiche dagli Stati Uniti per capacità ad alta tecnologia (intelligence, difesa antimissile, cyber). Un ridimensionamento dell’impegno americano aumenterebbe i rischi, poiché l’UE non dispone di una catena di comando integrata né di una politica estera e di sicurezza realmente comune. Il parziale disimpegno USA in Ucraina stressa la coesione NATO: l’Europa deve rafforzare la propria autonomia difensiva, sostenere iniziative come Readiness 2030 e cooperare per una sicurezza continentale più indipendente.

La frammentazione europea rimane un freno: piattaforme eterogenee, standard non condivisi, duplicazioni industriali. Per essere efficaci occorre un percorso a tappe: (i) ricostruzione e potenziamento delle basi industriali nazionali con obiettivi qualitativi e quantitativi di produzione e scorte; (ii) successiva integrazione/standardizzazione europea per economie di scala e interoperabilità. Senza un aumento delle capacità produttive, l’integrazione rischia di perpetuare un’offerta insufficiente rispetto a un conflitto ad alta intensità.

Le minacce emergenti includono guerra ibrida (disinformazione, cyber attacchi, sabotaggi) ma la vulnerabilità più acuta, dopo decenni di tagli, è il logoramento in un conflitto convenzionale ad alto consumo di munizioni e sistemi. La preparazione deve dunque garantire ritmi sostenuti di produzione e ricostituzione, scorte adeguate e prontezza dell’apparato logistico manutentivo.

L’assetto organizzativo dell’Italia mostra alcune criticità: sovrapposizioni tra Forze Armate e Forze di Polizia nei compiti interni; reclutamento e carriere poco flessibili, età media elevata, scarsi incentivi alla specializzazione; riserva sottoutilizzata e priva di un richiamo rapido; addestramento insufficiente per vincoli di bilancio e carenza di aree moderne, con impatti sulla prontezza.

La sostenibilità finanziaria è limitata: spesa sotto il 2% del PIL e fortemente assorbita da personale e spese correnti, con pochi margini per addestramento, manutenzioni e tecnologie. Sul piano culturale, l’immagine delle Forze Armate resta legata a missioni di pace e protezione civile, offuscando la funzione primaria di deterrenza e difesa. Per l’Ucraina occorre coerenza con i valori occidentali: solidarietà tra alleati, rispetto della sovranità, riforma delle istituzioni internazionali, promozione della pace tramite una deterrenza efficace.

Proposte

Partendo da questa visione proponiamo in cinque punti una riforma delle Forze Armate che renda più efficiente; opportunamente dimensionata ed equipaggiata; tecnologicamente allo stato dell’arte; trainante in termini di ricerca e sviluppo; deterrente in modo efficace; motivata e integrata nel tessuto sociale; inter-istituzionale e coerente con i principi ispiratori e gli obiettivi di politica estera e di sicurezza individuati.

1. Difesa del territorio e degli interessi nazionali

Le Forze Armate sono parte integrante delle istituzioni ed apparati dello Stato, come tali e come sancito dalla nostra Costituzione sottostanno al principio della separazione dei poteri e delle funzioni. Esse debbono essere impegnate prioritariamente ai fini di difesa del territorio e degli interessi nazionali da minacce esterne; pertanto, per rendere più efficace ed efficiente tale funzione proponiamo di:

Eliminare tutti gli incarichi ordinari ad essa assegnati di concorso all’ordine pubblico che a norma dell’art. 89 del Codice dell’Ordinamento Militare (COM) dovrebbero avere carattere di straordinaria necessità o urgenza. Queste funzioni infatti sono prerogativa esclusiva delle forze di polizia e nello specifico Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Vigili del Fuoco, Corpi Forestali, Polizia Locale. Attuare una riforma degli alti vertici delle Forze Armate con potenziamento delle competenze e dell’Autorità del Capo Di Stato Maggiore della Difesa a scapito di quelle dei Capi di Stato Maggiore delle Forze Armate. Nello specifico, proponiamo che la gestione del personale logistico, della sanità militare, dell’Amministrazione e commissariato divenga interamente di responsabilità dello Stato Maggiore della Difesa (SMD) sia per quanto riguarda l’arruolamento che l’impiego. Proponiamo l’istituzione di un Dipartimento d’impiego del personale di SMD, al contrario di quanto accade oggi dove l’impiego del personale militare è prerogativa dei rispettivi capi delle Forze Armate anche per il personale impiegato presso lo SMD. Creare un’agenzia responsabile per la Collection Intelligence sul modello del GCHQ britannico o dell’NRO statunitense. Tale agenzia potrà essere un’articolazione delle Forze Armate o meno, ma dovrà disporre di tutti i sensori nazionali per la raccolta d’informazioni (satelliti, droni, capacità cyber, ecc.) essa dovrà sovrintendere la funzione di IRM/CM (Information Requirement Management/ Collection Management) e fornire i dati raccolti sia allo SMD sia alle articolazioni del SISR (DIS, AISE, AISI). Attribuire al COVI (Comando Operativo di Vertice Interforze) la responsabilità e la competenza di tutte le operazioni nazionali e internazionali anche se le unità partecipanti saranno di un’unica Forza Armata (c.d. operazioni single service), In ossequio al principio dottrinale che tutte le forze armate devono potere operare insieme in tutti i domini con un solo sistema di comando e controllo capace di orchestrarle in maniera sincrona ed efficace in tutte le situazioni operative. La cybersecurity è un pilastro della sovranità nazionale, serve trattarla come difesa strategica. Si propone di rafforzare l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e creare un Managed Service Provider (MSP) nazionale per proteggere la Pubblica Amministrazione. Siamo inoltre in una fase di guerra ibrida da parte di Russia e, in parte, Cina, che usano tutti gli strumenti del potere nazionale per minare la nostra coesione interna e le istituzioni. È necessario sviluppare una strategia difensiva integrata tra vari Dicasteri, sensibilizzare la popolazione e definire tattiche per prevenire e rispondere a queste minacce su tutto lo spettro del conflitto.

2. Revisione del reclutamento e dell’impiego del personale

Le attuali minacce sia di tipo simmetrico ad alta intensità: dove eserciti regolari si scontrano sul campo di battaglia con impiego massivo ed usurante di uomini e materiali (come la guerra russo-ucraina); che di tipo asimmetrico: dove forze di spedizione, facilmente proiettabili anche in zone molto lontane, devono confrontarsi principalmente con gruppi di guerriglieri irregolari non pesantemente armati, con l’obiettivo del controllo del territorio e della stabilità della regione. Questi due dispositivi insieme introducono il concetto di “Flessibilità e Adattabilità”. Una struttura militare flessibile e adattabile è imprescindibile per rispondere tempestivamente a minacce sia simmetriche che asimmetriche. Solo con Forze Armate a elevata mobilità è possibile mantenere un vantaggio strategico. Tutto ciò comporta l’estesa revisione della dottrina di impiego delle forze con l’acquisizione di competenze ed assetti ad elevato contenuto tecnologico, che sottendono alta formazione tecnico tattica, capacità elevate nel processo decisionale e di pianificazione, spiccata capacità di gestione dell’incertezza sotto stress, competenza e addestramento nella valutazione della situazione e nel prendere decisioni giuste al momento giusto.

Proponiamo quindi una radicale riforma delle carriere del personale militare. Che preveda al contempo periodi di ferma idonei ad acquisire le competenze sempre più specialistiche richieste, un sistema di avanzamento meritocratico e funzionale ai requisiti di consistenza organica di ciascun grado e funzione e la necessità di contenere l’età media del personale, favorendo a questo scopo il passaggio ad altre articolazioni dello Stato o in ambito privato.

Costituzione della riserva (anche in termini di mezzi e materiali), non intesa come contenitore di capacità specialistiche (c.d. riserva selezionata), ma come entità in grado di fare force generation. Ovvero sostituire le unità logorate dal combattimento mentre esse si ricostituiscono e di integrare o sostituire a parità di funzioni e in breve tempo il personale professionista in tutti i casi necessari. Inoltre, in certe posizioni riguardanti principalmente il personale di truppa, ma non solo, è urgente abbassare l’età media (il soldato è una persona in piena forma mentale e fisica, è altresì necessario definire degli standard prestabiliti in termini di forma e capacità fisiche) con dei periodi di ferma che possono arrivare fino ad un massimo di 10–15 anni in servizio volontario ed in ogni caso non superare l’età massima di 35-37 anni. Per fare questo proponiamo una totale revisione della funzione personale e del suo impiego nei seguenti termini: Mantenere quantità, categorie, requisiti per categoria del personale delle Forze Armate in funzione degli obiettivi strategici del paese, al fine di trasmettere maniera inequivocabile una deterrenza, forza e determinazione tale da scoraggiare l’iniziativa bellica del nemico anche nella dimensione di guerra ibrida. Acquisire e mantenere la capacità di fronteggiare un eventuale conflitto armato in maniera indipendente e/o nell’ambito di una coalizione internazionale. Una revisione del reclutamento e dell’impiego del personale dovrà toccare i seguenti punti:

Reclutamento del personale volontario, scuola sottufficiali, ruoli sergenti, marescialli, Accademie, ruolo ufficiali: selezione, requisiti e competenze tecniche-psico-fisico-attitudinali, impiego, mansioni, avanzamento e durata del servizio con l’abolizione del servizio permanente per tutte le categorie e l’accesso alle cariche apicali per merito e concorso solo nelle quantità necessarie alle esigenze delle Forze Armate, istruzione ed addestramento dual use, sbocchi professionali, transito nella riserva.

3. Addestramento

L’addestramento delle unità è carente per motivi di budget, disponibilità del personale ed aree addestrative. Proponiamo quindi una revisione dei programmi addestrativi che devono essere potenziati e accorpati per funzioni ed unità, con grande flessibilità interforze, individuando e ricostituendo aree addestrative adeguate, poligoni di tiro per tutte le armi compresa l’artiglieria, sistemi di simulazione, wargames anche all’estero ed in concorso NATO. Lasciando ad altre istituzioni i costi e la gestione degli atleti sportivi agonisti. L’addestramento deve coinvolgere anche l’aggiornamento delle competenze tramite collaborazioni con l’industria e l’università in maniera da instaurare un percorso di crescita istituzionale. Le competenze da sviluppare possono essere dual use, sia militari che civili, ed il cambio di funzione deve poter avvenire in qualsiasi momento secondo necessità. L’allocazione del budget deve poter soddisfare i livelli di prontezza richiesti, attualmente la risorse che la Difesa dedica All’addestramento e formazione, manutenzioni, infrastrutture, scorte è pericolosamente bassa (10,66% del budget complessivo, contro un 25% considerato ottimale). Proponiamo di rivedere radicalmente la comunicazione interna ed esterna alle Forze Armate. La comunicazione esterna dovrà essere onesta verso il contribuente: la funzione delle Forze Armate è la difesa dello Stato attraverso l’uso della forza. Combattere e vincere le guerre che il paese dovrà affrontare significa utilizzare tutta la forza cinetica al fine di inibire le unità dell’avversario, si arruola deve essere pronto a fare questo. La comunicazione dovrà essere rivolta anche verso la società civile in modo da promuovere una cultura della difesa e della sicurezza. Le Forze Armate dovranno altresì occuparsi del benessere del personale, specialmente offrendo loro condizioni di vita degne durante la permanenza. Questo significa principalmente investimento nelle infrastrutture, alloggi e servizi adeguati, strutture in grado di accogliere al meglio grandi masse di persone in caso di riattivazione della leva, percorsi pensionistici adeguati a chi entra ed esce dalle Forze Armate.

4. Equipaggiamenti e mezzi

Anch’essi devono essere commisurati agli obiettivi, ogni programma va rivisto in funzione degli obiettivi ed ambizioni del paese come pure in coordinamento con gli altri eserciti alleati. La mancanza di coordinamento e di governance comune tra gli Stati membri porta a una frammentazione della domanda, con conseguente duplicazione di programmi di sviluppo e approvvigionamento. Questo limita le economie di scala e riduce la competitività e l’efficienza complessiva dell’industria e della difesa europea. Inoltre, la mancanza di standard comuni tra gli Stati membri ostacola l’interoperabilità dei sistemi di difesa, rendendo difficile la cooperazione e aumentando i costi operativi. È essenziale quindi evitare duplicazioni nei programmi di equipaggiamento e puntare alla standardizzazione, lo stoccaggio e manutenzione di equipaggiamenti ritirati dalla prima linea deve invece essere previsto per equipaggiare le riserve e le forze in caso di mobilitazione generale. Un esercito moderno dovrebbe dotarsi di tecnologie robotizzate basate sull’intelligenza artificiale. Pertanto, promuovere l’innovazione nel settore della difesa è essenziale e a tal fine proponiamo di incrementare gli investimenti in ricerca e sviluppo e avviare partnership con università e aziende che possano garantire un’integrazione efficace di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e la robotica nei nostri sistemi di difesa. Questo approccio ci permetterà di affrontare le sfide future con maggiore efficacia e proattività. Proponiamo quindi una revisione approfondita dei programmi introducendo il concetto che i nuovi sistemi e materiali devono essere allo stato dell’arte, se possibile integrando tecnologie disruptive, perseguendo la massima integrazione e standardizzazione con gli altri eserciti europei e della NATO con cui si opera. Essere rispondenti ai concetti: vedere, pianificare, agire, prima ed oltre l’orizzonte dell’avversario, in tutti gli spazi e dimensioni. Prendere in considerazione lo sviluppo acquisizione di altri sistemi, tecnologie, capacità per la difesa efficace del territorio verso minacce missilistiche convenzionali e nucleari, per la difesa contro la guerra ibrida e cibernetica, discutere della opportunità di dotarsi di ordigni nucleari con i rispettivi vettori, per aumentare e implementare una credibile deterrenza nei confronti delle ambizioni degli antagonisti futuri sia locali che globali. A tal fine proponiamo di ricalibrare il Piano Nazionale per la Ricerca Militare (PNRM); creare un acceleratore nazionale per startup dual-use; digitalizzare il procurement militare; negoziare con gli USA un’esenzione ITAR/EAR; rafforzare il dialogo con le autorità europee per rimuovere ogni potenziale ostacolo interpretativo agli investimenti innovativi nel comparto difesa nel rispetto dei principi della finanza sostenibile.

5. Spesa e investimenti

Riformare l’istituzione in visione di una razionalizzazione dei costi e riduzione degli sprechi sono aspetti cruciali di una difesa moderna. È necessario rivedere le strutture esistenti, evitare duplicazioni nei programmi di equipaggiamento e puntare alla standardizzazione. L’efficienza operativa deve guidare ogni decisione per garantire l’uso ottimale delle risorse nelle missioni. Proponiamo quindi di togliere la funzione Carabinieri per l’ordine pubblico dalla voce difesa e portare immediatamente la spesa militare al 2% del PIL. Occorre poi andare oltre la soglia del 2% nell’arco al massimo di un decennio soddisfando i nuovi requisiti NATO del 5% del PIL entro il 2035 recepiti dall’Italia e adeguando la spesa militare all’evolversi della situazione internazionale. Pianificare le scorte e la logistica in maniera da essere pronti in qualunque momento a far fronte a qualsiasi situazione contemplata dagli obiettivi e di raggiungere una prontezza operativa tra professionisti e riserva che renda il dispositivo di difesa veramente credibile. Queste percentuali sul prodotto interno lordo non devono spaventare, sono al contrario un’opportunità, in quanto leva di sviluppo economico e innovazione tecnologica, con dei ROI e impatti sul mercato civile dual use molto elevati. Capace di generare spinta innovativa trainante nell’istruzione e nella ricerca, sostenere il PIL, l’occupazione e le ambizioni del Paese. Gli investimenti nella difesa, l’occupazione altamente qualificata che genera l’acquisizione e lo sviluppo di tecnologie, produce il più alto ritorno settoriale in termini di investimenti. Considerare l’eventualità di incanalare il volontarismo (protezione civile, ecc.) nelle forze della riserva in modo che il paese possa disporre di tutte le sue risorse spontanee in un’unica organizzazione strutturata. Auspicabilmente questo dovrà garantire ai giovani volontari vantaggi notevoli in termini di acquisizione di competenze, sviluppo di carriera ed agevolazioni. In parallelo lavorare con il ministero dell’educazione per inserire programmi rivolti ai giovani fin dalle scuole superiori per avvicinarli al mondo della difesa, alle sue possibilità e sbocchi. Una difesa efficace richiede coordinamento con altri settori chiave del governo. La collaborazione con ministeri come Esteri, Sviluppo Economico e Istruzione assicura che le strategie difensive siano in linea con gli obiettivi nazionali complessivi, pertanto si propone di perseguire a tutti i livelli una forte integrazione con le altre istituzioni quali gli esteri, gli interni, l’industria e l’istruzione al fine di costruire un sistema di difesa, efficiente, ottimizzato, integrato con il paese e benvoluto dai cittadini per la sua efficacia e credibilità e quindi prestigio che contribuisce a creare.

Glossario

A

ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) Organismo italiano responsabile della protezione cibernetica nazionale e della sicurezza delle infrastrutture digitali critiche.

Addestramento Insieme di attività formative pratiche e teoriche finalizzate a preparare il personale militare all'impiego operativo, attraverso esercitazioni, simulazioni e prove sul campo.

Alleanze Accordi formali tra Stati per la difesa comune e la cooperazione in materia di sicurezza, come la NATO.

C

Catena di comando Struttura gerarchica attraverso cui vengono trasmessi ordini e direttive dall'alto verso il basso nelle organizzazioni militari. Capacità antimissile Sistema difensivo progettato per intercettare e neutralizzare missili balistici o da crociera in volo. COM (Codice dell'Ordinamento Militare) Corpus normativo che regola l'organizzazione, il funzionamento e il personale delle Forze Armate italiane. Conflitto ad alta intensità Tipo di confronto bellico caratterizzato da operazioni militari su larga scala, con impiego massiccio di forze, armamenti e consumo elevato di risorse. Conflitto asimmetrico Confronto tra forze militari con capacità molto diverse, tipicamente tra eserciti regolari e gruppi irregolari o di guerriglia. COVI (Comando Operativo di Vertice Interforze) Organismo di vertice operativo che coordina le operazioni militari congiunte delle diverse Forze Armate italiane. Cybersecurity Insieme di tecnologie, processi e pratiche finalizzate a proteggere sistemi informatici, reti e dati da attacchi, danni o accessi non autorizzati.

D

Deterrenza Strategia militare che mira a scoraggiare potenziali avversari dall'intraprendere azioni ostili attraverso la dimostrazione di capacità militari credibili e la volontà di usarle.

DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) Organismo di coordinamento dei servizi segreti italiani.

Dispositivo di difesa Complesso organizzato di forze, mezzi, infrastrutture e procedure predisposte per la difesa del territorio nazionale.

Dual use Tecnologie competenze o materiali che hanno applicazioni sia in ambito militare che civile.

E

EAR (Export Administration Regulations) Regolamentazione statunitense che controlla l'esportazione di tecnologie e prodotti sensibili.

F

Force generation Processo di creazione, organizzazione e preparazione di unità militari pronte all'impiego operativo.

Forza cinetica Capacità militare basata sull'impiego di armi convenzionali che producono danni attraverso impatto fisico ed esplosioni.

Forze di spedizione Unità militari appositamente organizzate, equipaggiate e addestrate per operazioni rapide in teatri operativi lontani dal territorio nazionale.

G

GCHQ (Government Communications Headquarters) Agenzia britannica di intelligence per le comunicazioni e la sicurezza informatica.

Guerra ibrida Strategia che combina mezzi militari convenzionali con tattiche non convenzionali come guerra informatica, disinformazione, operazioni sotto copertura e pressioni economiche.

I

Intelligence Attività di raccolta, analisi e diffusione di informazioni rilevanti per la sicurezza nazionale e le operazioni militari.

Interoperabilità Capacità di sistemi, forze o organizzazioni diverse di operare insieme in modo efficace, condividendo informazioni e coordinando le azioni.

IRM/CM (Information Requirement Management/Collection Management) Processo di gestione e coordinamento delle esigenze informative e della raccolta dati nell'ambito dell'intelligence.

ITAR (International Traffic in Arms Regulations) Regolamentazione statunitense che controlla l'esportazione di materiali, servizi e tecnologie per la difesa.

L

Logistica militare Sistema di supporto che assicura approvvigionamento, trasporto, manutenzione e distribuzione di personale, equipaggiamenti e materiali alle forze operative.

M

MSP (Managed Service Provider) Fornitore di servizi gestiti che si occupa della gestione e manutenzione di sistemi informatici e infrastrutture tecnologiche.

Munizioni Proiettili, bombe, razzi e altri materiali esplosivi utilizzati dalle armi militari.

N

NATO (North Atlantic Treaty Organization) Alleanza militare transatlantica fondata nel 1949 per la difesa collettiva dei Paesi membri.

NRO (National Reconnaissance Office) Agenzia statunitense responsabile della gestione dei satelliti spia e della raccolta di intelligence dallo spazio.

O

Operazioni single service Operazioni militari condotte da una singola Forza Armata (Esercito, Marina o Aeronautica) senza coinvolgimento sostanziale delle altre.

P

PNRM (Piano Nazionale per la Ricerca Militare) Programma italiano per il coordinamento e il finanziamento della ricerca scientifica e tecnologica nel settore della difesa.

Poligoni di tiro Aree appositamente attrezzate e delimitate dove si effettuano esercitazioni con armi da fuoco e sistemi d'arma.

Prontezza operativa Stato di preparazione e disponibilità immediata delle forze militari ad essere impiegate in operazioni.

R

Readiness 2030 Iniziativa NATO per migliorare la prontezza e la capacità di risposta rapida delle forze dell'Alleanza entro il 2030.

Reclutamento Processo di selezione e arruolamento di nuovo personale nelle Forze Armate.

Riserva Componente delle Forze Armate costituita da personale non in servizio attivo ma disponibile per la mobilitazione in caso di necessità.

Riserva selezionata Componente della riserva composta da personale con competenze specialistiche specifiche.

ROI (Return On Investment) Indicatore economico che misura il rendimento degli investimenti effettuati.

Rotte marittime Percorsi navali utilizzati per il commercio internazionale e la proiezione della forza navale.

S

Scorte Quantità di materiali, munizioni, carburante e altri rifornimenti immagazzinati per sostenere le operazioni militari.

SISR (Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica) Sistema italiano di intelligence composto da DIS, AISE e AISI.

SMD (Stato Maggiore della Difesa) Organismo di vertice delle Forze Armate italiane che coordina le attività operative e amministrative.

Standard Norme tecniche comuni che garantiscono compatibilità e interoperabilità tra sistemi, equipaggiamenti e procedure.

Standardizzazione Processo di adozione di criteri uniformi per equipaggiamenti, procedure e sistemi al fine di migliorare efficienza e interoperabilità.

T

Tecnologie disruptive Innovazioni tecnologiche che modificano radicalmente i paradigmi operativi esistenti e creano nuove capacità strategiche.

W

Wargames Simulazioni ed esercitazioni che riproducono scenari di conflitto per addestrare personale e testare strategie senza impiego reale di forze.

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