Il settore energetico italiano si trova al centro di una trasformazione strutturale, determinata dall’esigenza di conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione stabiliti a livello europeo, assicurare la sicurezza degli approvvigionamenti in un contesto geopolitico caratterizzato da forte instabilità e, al contempo, salvaguardare la competitività della manifattura nazionale, penalizzata da costi energetici elevati. In tale quadro, risultano necessarie politiche energetiche in grado di ridurre le emissioni, rafforzare la sicurezza energetica e garantire al contempo un contenimento dei costi dell’energia.
A livello di mix energetico, notiamo due criticità. La prima è che, nonostante l’incremento della capacità installata da fonti rinnovabili negli ultimi 15 anni, i combustibili fossili rimangono la principale fonte di generazione elettrica, con il gas che copre circa il 45% del fabbisogno. Questa limitata diversificazione delle fonti energetiche ha esposto particolarmente l’Italia durante la crisi del gas del 2022. La seconda criticità è che le politiche attuali prevedono una decarbonizzazione basata unicamente sulle fonti rinnovabili. L’evidenza scientifica mostra come la decarbonizzazione a costo ottimale si ottenga attraverso un adeguato mix di fonti, che include sia rinnovabili che nucleare. Escludere dunque a priori la fonte nucleare complica la transizione a livello tecnico ed economico.
Andando oltre la produzione elettrica, anche la generazione di calore per usi industriali e domestici dipende in misura prevalente dal gas e rappresenta una delle principali fonti delle emissioni nazionali di gas serra. In tale prospettiva, l’elettrificazione degli usi termici, accompagnata dalla progressiva decarbonizzazione del mix elettrico, costituisce una strategia importante per ridurre in modo strutturale la dipendenza dal gas e accelerare il percorso di riduzione delle emissioni.
Altro settore chiave è l’ambiente. Un ambiente in salute è una componente fondamentale del benessere di una popolazione e costituisce anche il presupposto dello sviluppo delle comunità umane (economico, sociale e culturale). Tuttavia, in Italia come in gran parte del mondo, l’ambiente è soggetto a gravi minacce. Il cambiamento climatico dovuto alla emissione di gas climalteranti a causa delle attività umane può, se non mitigato e non contrastato da politiche di adattamento, portare a danni ingenti in termini ambientali, sociali ed economici. L’Italia occupa una posizione di vertice nella classifica europea per biodiversità. Quest’ultima riveste un ruolo essenziale per lo svolgimento dei cicli stagionali, con ricadute dirette sul settore primario. Essa costituisce inoltre una risorsa imprescindibile per la ricerca scientifica e medica: la natura, intesa come laboratorio vivente, fornisce le basi per lo sviluppo di nuove molecole, farmaci e terapie innovative. La biodiversità garantisce poi il filtraggio delle acque e l’impollinazione. La biodiversità è tuttavia, anche in Italia, in rapido declino.
È necessario che le politiche ambientali siano amiche dello sviluppo delle comunità umane, contemperando le varie esigenze nel modo più efficiente.
La superficie nazionale con ecosistemi a rischio (in prevalenza vulnerabili) è il 19,6%, che corrisponde a quasi la metà dell’intera superficie coperta dagli ecosistemi naturali e seminaturali (46,3%).
Fonte: 1° Rapporto Annuale sulla Biodiversità in Italia | National Biodiversity Future Centre
Le criticità riscontrate sono le seguenti:
L’Italia presenta una forte dipendenza dal gas di importazione, che limita l’autonomia energetica del Paese. L’ampio utilizzo di gas nella produzione elettrica contribuisce al prezzo elevato dell’elettricità, limitando la competitività delle aziende italiane, e determina alte emissioni di CO₂ da parte della rete elettrica. Per questi motivi, puntiamo a ridurre la quota di gas nella produzione elettrica nazionale supportando lo sviluppo di fonti rinnovabili efficienti, senza sussidi (breve-medio termine) e introducendo urgentemente una componente di nucleare domestico nel mix energetico (medio-lungo termine). Il supporto alle fonti rinnovabili efficienti, senza sussidi si articola in tre linee di intervento: 1) rimozione di incentivi e sgravi fiscali per impianti di piccola taglia, 2) revisione delle procedure di permitting e locazione per favorire la diffusione di impianti di larga scala, 3) utilizzo di strumenti di stabilizzazione dei ricavi per ridurre i costi di finanziamento degli impianti di larga scala, ripensando i meccanismi attuali al fine di eliminare le distorsioni di mercato. Tramite uno studio di ottimizzazione saranno definiti i volumi di capacità da associare agli strumenti di stabilizzazione dei ricavi, nonché l’entità della componente nucleare nel mix energetico, basata sull’adozione di tecnologie già disponibili. Andando al di là del settore elettrico, si valuta una rimodulazione della tassazione sui vettori energetici come strumento per indirizzare investimenti privati verso soluzioni sostenibili di produzione di calore, per consumi industriali e domestici, includendo sia l’elettrificazione sia l’energia termica rinnovabile programmabile.
Il paese deve urgentemente realizzare il Deposito Nazionale per ospitare i rifiuti prodotti da attività mediche, industriali e di ricerca. L’opera è necessaria a prescindere dalla ripresa del nucleare energetico. Gli attuali depositi temporanei, seppur sicuri, non sono idonei come stoccaggio a lungo termine. I gruppi energia e territori-infrastrutture propongono: a) formazione nei Comuni idonei, anche attraverso confronti con Comuni europei che già ospitano infrastrutture simili (contrasto al NIMTO e NIMBY); b) aggiornamenti normativi per allineare i limiti di smaltimento agli standard europei, ottimizzando così la capienza del deposito e riducendo i costi di gestione.
Esiste una solida evidenza scientifica che dimostra l’esistenza del cambiamento climatico e ne attribuisce la causa alle emissioni di gas serra derivanti dalle attività umane. Azioni di mitigazione ed adattamento efficienti possono portare benefici superiori ai costi, anche benefici di natura economica grazie a recenti e futuri sviluppi tecnologici. L’Europa deve concentrarsi sulle politiche energetiche più efficienti anche in termini di competitività, sicurezza energetica e riduzione del costo dell’energia, anche posticipando interventi meno cost-effective in favore di cooperazione internazionale con Paesi in via di sviluppo dove, ad esempio, l’aggiornamento di alcune tecnologie può avere maggiori impatti.
L’Italia vanta un patrimonio di biodiversità maggiore della media europea. Tuttavia, anche in Italia si assiste ad una rapida perdita di biodiversità, che impatta salute, ambiente ed economia e richiede azioni urgenti volte a preservare ecosistemi funzionali alla vita ed allo sviluppo delle prossime generazioni. È necessario migliorare le strategie di gestione delle aree protette promuovendo una maggiore conoscenza delle specie e degli ecosistemi presenti; la formazione di esperti del territorio capaci di bilanciare interessi pubblici e privati; il dialogo aperto con i cittadini, per promuovere una consapevolezza informata, collaborativa e razionale. È necessario rendere più elevato o integrale il livello di tutela di alcune ulteriori aree protette. Allo scopo di ridurre il fabbisogno di alimenti e mangimi dai paesi meno virtuosi nella tutela ambientale e la pressione del settore primario sull’ambiente italiano, è possibile promuovere la liberalizzazione della coltivazione di OGM/TEA sicuri, tecniche validate di agricoltura rigenerativa, investire nella ricerca su tecnologie innovative come carne coltivata e fonti proteiche alternative. Si dovrebbe inoltre attuare politiche più efficaci di riduzione dello spreco alimentare (nella distribuzione e nelle famiglie). Nel settore urbanistico si può favorire il riuso di aree edificate e costruzione verticale.
Di fronte alla sfida di ridurre emissioni e costi nel settore automotive, l’analisi comparativa ICEV-BEV evidenzia opportunità e limiti di entrambi i modelli di veicolo. Alla lunga batterie e motori elettrici offrono importanti prospettive di sostenibilità, ma la transizione deve restare aperta a diverse tecnologie a basse emissioni. Si propone di guidare la transizione verso soluzioni a minore impatto ambientale ed a costi accessibili, nel rispetto della neutralità tecnologica.
A tal fine, proponiamo di:
La raccolta, smaltimento e valorizzazione dei rifiuti è inefficiente, poiché affidata a piccole realtà locali prive delle necessarie economie di scala e a rischio infiltrazione o a grandi aziende multiservizi di proprietà degli enti locali che soffrono il conflitto di interessi con gli enti controllanti. Vi è inoltre eterogeneità e lentezza delle autorizzazioni ambientali e carenza di personale e risorse nelle ARPA. Si propone che la gestione di questi servizi sia affidata a società di grandi dimensioni di diritto privato (anche quotate) con quote minime di proprietà pubblica, con enti pubblici che si limitano a svolgere (meglio di oggi) le funzioni di organizzazione delle gari di appalto e la.successiva vigilanza.
La normativa ambientale soffre di eccessiva burocratizzazione, frammentazione delle competenze tra enti (con conflitti di attribuzione), mancato coordinamento fra norme ambientali e fra norme ambientali e non ambientali. Si propone un Nuovo Testo Unico Ambientale (NTUA) che:
Normative UE impongono alle aziende la redazione di reportistiche di sostenibilità per fornire agli stakeholders informazioni utili alla selezione delle imprese più sostenibili. È necessario razionalizzare le normative per renderle applicabili ai vari tipi di aziende e contesti, dal momento che la versione originaria è stata considerata troppo complessa e oscura. È possibile: