Contesto

Le Finanziarie Regionali sono uno degli strumenti attraverso cui le Regioni trasformano risorse pubbliche, fondi strutturali europei e dotazioni finanziarie proprie in interventi per imprese, innovazione e sviluppo territoriale. Secondo i dati richiamati nel documento esteso, in Italia operano 18 Finanziarie Regionali, di cui 14 in regime di in-house providing e 4 a capitale misto pubblico-privato. Nel complesso gestiscono circa 9 miliardi di euro.

Il loro mandato è rilevante: aumentare la produttività dei territori, sostenere investimenti, facilitare l’accesso al credito e collegare la programmazione europea all’economia reale. Senza questi strumenti, molte PMI e startup non avrebbero un canale operativo verso fondi FESR, fondi rotativi, garanzie e misure regionali.

I territori italiani, però, non hanno tutti la stessa struttura produttiva. Lombardia e Piemonte dispongono di ecosistemi innovativi più avanzati; il Veneto ha una forte base manifatturiera e distrettuale; molte aree del Mezzogiorno e delle aree interne hanno bisogno prima di tutto di connessioni, infrastrutture, capacità amministrativa e accesso ordinario al credito.

Per ORA!, riformare le Finanziarie Regionali non significa abolirle né omologarle. Significa trasformarle da distributori di micro-sussidi a leve di investimento, cofinanziamento e sviluppo produttivo. Il principio è lo stesso che attraversa le tesi programmatiche su innovazione, infrastrutture e finanza pubblica: meno dispersione, più impatto; meno rendita politica, più capitale privato e responsabilità misurabile.

Problemi

Il primo problema è la polverizzazione delle risorse. Il caso del POR FESR Liguria 2014-2020 mostra un limite strutturale: nella voce “Rilancio della propensione agli investimenti del sistema produttivo” sono stati finanziati 10.887 progetti per 139,96 milioni di euro, con una dimensione media di circa 12.850 euro a progetto. Importi di questa scala possono generare consenso territoriale diffuso, ma difficilmente sostengono innovazione, crescita dimensionale o scale-up.

Il secondo problema è la prevalenza degli indicatori di processo sugli indicatori di risultato. Il sistema europeo e amministrativo tende a premiare spesa certificata, avanzamento procedurale e numero di pratiche. Questo spinge a erogare risorse rapidamente, anche quando l’impatto sulla produttività è debole o non misurato.

Il terzo problema è la governance. Le Finanziarie Regionali pubblicano spesso dati su bandi, impegni e pagamenti, ma non sempre KPI di impatto sull’economia reale: occupazione creata, sopravvivenza delle imprese finanziate, fatturato aggiuntivo, investimenti privati attivati, brevetti, ricerca e sviluppo, recupero dei crediti.

Il quarto problema riguarda opacità contabile, crediti deteriorati e partecipazioni non performanti. La perdita di capitale in innovazione non è di per sé un’anomalia: il rischio è fisiologico. Diventa però inefficienza quando mancano criteri ex ante, early warning, monitoraggio pubblico e accountability.

Il quinto problema è istituzionale. Alcune strategie di indebitamento o gestione finanziaria possono entrare in tensione con la natura strumentale delle società regionali, con i vincoli del TUSP e con il principio costituzionale che limita l’indebitamento degli enti territoriali alle spese di investimento.

Proposte

1. Usare il capitale privato come filtro e moltiplicatore

Proponiamo che le Finanziarie Regionali intervengano solo dove il mercato non arriva, evitando di sostituire capitale pubblico a finanza privata già disponibile. Il capitale privato deve diventare un filtro di selezione e un moltiplicatore delle risorse pubbliche.

Questo non significa privatizzare la politica industriale. Significa usare operatori specializzati per ridurre discrezionalità politica, migliorare la qualità della selezione e attivare investimenti aggiuntivi.

2. Differenziare gli strumenti in base al territorio

Nelle Regioni con ecosistemi tech e innovazione, lo strumento prioritario deve essere il fondo di partecipazione: la Finanziaria Regionale investe in fondi VC, private equity o private debt gestiti da operatori professionali, con vincoli territoriali e co-investimento privato.

Nelle Regioni manifatturiere tradizionali, proponiamo strumenti di private debt, garanzie strutturate e quasi-equity per investimenti produttivi, digitalizzazione, export e crescita dimensionale.

Nelle Regioni senza ecosistema innovativo strutturato, non ha senso replicare artificialmente hub tecnologici. La priorità deve essere investire in infrastrutture fisiche e digitali, connessioni ai centri dinamici, accesso al credito e servizi essenziali.

3. Rendere pubblici i KPI di impatto

Ogni Finanziaria Regionale deve pubblicare un report annuale di impatto con indicatori minimi comuni: occupazione creata o mantenuta a 12, 24 e 36 mesi; tasso di sopravvivenza a 3 e 5 anni delle imprese beneficiarie; fatturato aggiuntivo; brevetti e investimenti in ricerca e sviluppo; capitale privato attivato per ogni euro pubblico; tasso di recupero sui crediti e movimentazione degli NPL.

Le nomine del management devono essere legate a competenze manageriali e finanziarie verificabili. I mandati devono avere durata definita, obiettivi misurabili e meccanismi di revoca legati ai risultati.

4. Passare dal sussidio al fondo di partecipazione

Il Regolamento UE 2021/1060 consente l’uso di fondi di partecipazione. La Finanziaria Regionale può quindi operare come investitore in veicoli gestiti da soggetti professionali, che selezionano imprese e progetti secondo criteri industriali e finanziari.

Le risorse pubbliche possono assumere quote di first-loss o condizioni preferenziali per attrarre capitale privato, nel rispetto delle regole sugli aiuti di Stato. Il vantaggio è chiaro: meno micro-bandi, più strumenti rotativi, più effetto leva, più misurabilità.

5. Portare la riforma nel ciclo europeo post-2027

La riforma delle Finanziarie Regionali deve essere accompagnata da una posizione italiana nel ciclo europeo post-2027. Proponiamo di spingere per indicatori di risultato più vincolanti, maggiore flessibilità nell’uso degli strumenti finanziari e criteri di impatto economico più forti.

Solo così le Finanziarie Regionali possono smettere di essere terminali di spesa e diventare strumenti di produttività, competitività e sviluppo territoriale.

Fonti

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