La legge elettorale torna alla Camera, i dubbi dei costituzionalisti

Preferenze,firme e parità i nodi emersi in commissione. Verso voto finale in Aula dal 5/10
 
Preferenze, parità di genere e sottoscrizioni. Ruotano a questi tre temi le principali critiche alla legge elettorale rivolte dai costituzionalisti auditi in mattinata alla Camera. Il testo, modificato a Palazzo Madama, è tornato a Montecitorio per la sua terza lettura ricominciando l’iter dalla prima commissione: un percorso che – salvo colpi di scena – condurrà all’Aula a fine mese, con il via libera finale atteso nella settimana del 5 ottobre.     Il costituzionalista Michele Ainis ha parlato di “un arretramento sensibile” sulle preferenze, così come introdotte dal Senato, perché “potranno determinare il 5% o al massimo il 10% della rappresentanza. Solo i partiti maggiori, infatti, eleggeranno candidati oltre i capolista”. Quanto al numero di sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste non rappresentate in Parlamento, “quadruplicate”, “sarebbe accettabile se fosse ammessa la sottoscrizione online”, ha evidenziato, “ma, in ogni caso, “si introduce una norma di sbarramento occulta”. A questi due rilievi il professor Gaetano Azzariti ne ha aggiunto un terzo, correlato al tema delle preferenze: la parità di genere, “soppressa nella composizione dei capilista, non è compensabile con il sistema di attenzione al genere nei voti di preferenza” poiché risulta “negata per i partiti medi e piccoli”. E’ una “legge ad alto rischio di incostituzionalità”, taglia corto, “l’ultima parola spetterà alla Corte costituzionale e ne vedremo delle belle”. Concorde il presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, secondo cui la raccolta firme e la parità di genere sono un vulnus.    Le opposizioni, decise a dare battaglia fino all’ultimo minuto, partono all’attacco: “Le audizioni hanno confermato che su questa legge elettorale permangono forti dubbi di incostituzionalità”, commenta il Pd con Simona Bonafè. E Avs, per voce di Filiberto Zaratti, avverte: “Si profila l’ipotesi che l’intervento dell’Alta Corte alla fine avrà l’ultima parola con il possibile risultato, non potendo cassare la legge tutta, che avremo un voto proporzionale di lista – spiega il deputato rossoverde citando Azzariti – Il rischio è che alla fine la legge elettorale la deciderà la Corte, sarà il fallimento politico della destra”. Tanto per cominciare, Michele Boldrin, segretario nazionale di ORA!, annuncia che dalla prossima settimana saranno presentate “istanze ai tribunali contro questa legge elettorale”.    Da FdI Ignazio La Russa rispedisce le accuse al mittente: “La sinistra vuole il pareggio per governare senza vincere”, questa legge punta ad “evitare il pareggio”. Il governo, come annunciato dalla premier Giorgia Meloni – dopo il primo grosso inciampo alla Camera sulle preferenze, questa volta porrà la fiducia e, dunque, ci potrà essere a Montecitorio solo un voto segreto, quello finale. Un voto pesante, che – se contrario – potrebbe portare direttamente alla fine della legislatura. L’avvertimento ai deputati di centrodestra è arrivato forte e chiaro.
 

Il tuo contributo fa la differenza!

Siamo un partito piccolo e indipendente: ogni donazione ci aiuta concretamente a organizzare iniziative, far conoscere le nostre idee, rafforzare i gruppi territoriali e portare il nostro programma a più persone.

Scopri le novità, le iniziative e le nostre proposte politiche

Registrati alla newsletter per ricevere tutti gli aggiornamenti e i contenuti