Strumentalizzazione del golden power e rallentamento dell’unione bancaria europea

Negli ultimi mesi il governo italiano ha esercitato il cosiddetto “golden power” per limitare l’operazione con cui UniCredit intendeva aumentare la propria partecipazione in Banco BPM. Si tratta di una decisione che é stata giustificata come tutela della “sicurezza nazionale” ma che di fatto rappresenta un uso distorto e protezionistico di uno strumento pensato per tutt’altro scopo, ovvero difendere l’interesse pubblico da acquisizioni estere ostili.

UniCredit ha impugnato le restrizioni prima davanti al TAR e ora al Consiglio di Stato, sostenendo – giustamente – che i vincoli imposti non siano coerenti né con il diritto europeo né con il principio di proporzionalità. Anche la Commissione Europea ha chiesto chiarimenti a Roma, segnalando che tali barriere interne potrebbero violare le norme sulla libera circolazione dei capitali e compromettere il progetto dell’unione bancaria europea.

Una scelta incoerente, una strumentalizzazione del golden power

La decisione del governo appare ancora più ingiustificata se confrontata con altri casi recenti. Operazioni di fusione e acquisizione tra istituti italiani, come BPER-Banca Popolare di Sondrio o Banca Ifis-illimity Bank, non hanno subito lo stesso trattamento. Anzi, nel caso di MPS e Mediobanca, la prospettiva di un’aggregazione è stata addirittura accolta con favore, pur in presenza di un disegno industriale la cui coerenza era tutt’altro che evidente, considerata la scarsa complementarità dei modelli di business e l’assenza di sinergie operative rilevanti.

È opinabile che l’intervento del governo appaia talvolta discrezionale e poco trasparente, dando l’impressione che il golden power venga applicato sulla base di valutazioni politiche più che strettamente tecniche. Un approccio del genere mina la certezza del diritto, scoraggia gli investimenti e rende il mercato italiano sempre meno attrattivo, proprio nel momento in cui l’Europa avrebbe bisogno di più integrazione, non di nuovi muri.

Il golden power è uno strumento normativo pensato per:

  • difendere infrastrutture critiche,
  • prevenire ingerenze di stati autoritari,
  • tutelare la sicurezza nazionale in senso stretto.

Non può diventare un mezzo per bloccare operazioni di mercato tra soggetti europei regolamentati e vigilati. Così facendo, si tradisce la sua funzione originaria e si crea un clima di incertezza normativa che danneggia imprese, risparmiatori e famiglie.

Un danno per l’Italia e per l’Europa

La parte più grave è che non si tratta di un caso isolato. In Germania, dove UniCredit ha manifestato interesse per Commerzbank, le autorità hanno espresso la propria contrarietà, pur senza ricorrere a strumenti coercitivi. In Italia si va oltre scegliendo la via dell’intervento politico diretto, che contraddice lo spirito dell’unione bancaria e l’obiettivo stesso dell’integrazione finanziaria europea. La conseguenza è una Europa disunita, dove ogni Paese difende il proprio “orticello” impedendo la nascita di veri gruppi bancari continentali.

Il risultato è che le grandi banche americane e asiatiche continuano a crescere e dominare i mercati globali, mentre quelle europee restano frammentate, sottocapitalizzate e incapaci di competere.

Nel 2025 il mercato delle fusioni bancarie è in ripresa. Ma un’Italia che usa i poteri speciali per ostacolare queste operazioni si isola dal resto d’Europa e mette a rischio la propria credibilità finanziaria. Le operazioni di fusione e acquisizione (M&A) sono uno strumento fondamentale per aumentare l’efficienza e la competitività del sistema bancario, in quanto creano economie di scala, riducono i costi operativi, migliorano la capacità di erogare credito e consentono di distribuire i rischi su una base più ampia. Il consolidamento del settore bancario è un passaggio obbligato per costruire un sistema più efficiente, competitivo e stabile. Ostacolarlo in nome di un nazionalismo economico anacronistico significa rallentare la crescita, ridurre l’accesso al credito e allontanare gli investitori esteri.

La nostra posizione

ORA! rifiuta l’idea di un sistema bancario ostaggio delle miopi scelte politiche nazionali. La vigilanza e la stabilità del mercato appartengono al livello europeo: alla BCE, alle autorità nazionali coordinate nel Meccanismo di Vigilanza Unico e all’EBA. L’Europa non ha bisogno di protezionismi, ma di regole comuni, trasparenza e concorrenza.

Chiediamo quindi che il governo italiano:

1. Smetta di strumentalizzare il golden power e lasci che le operazioni bancarie seguano le dinamiche di mercato, nel rispetto delle regole e della vigilanza europea.

2. Favorisca in sede europea l’accelerazione dell’ unione bancaria e dei mercati dei capitali per dare vantaggi concreti a famiglie, risparmiatori e imprese.

Tutti i comunicati