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Superare il Piracy Shield senza rompere Internet

Il cosiddetto Piracy Shield è il sistema introdotto in Italia per contrastare la pirateria online degli eventi sportivi live. Nasce dalla legge 14 luglio 2023 n. 93, approvata dal Parlamento con consenso trasversale e senza voti contrari. La legge recepisce e anticipa l’orientamento europeo espresso nella Raccomandazione della Commissione UE del 4 maggio 2023 sul contrasto allo streaming illegale degli eventi sportivi in diretta. Il meccanismo attribuisce ad Agcom poteri amministrativi straordinari, consentendo blocchi di domini e indirizzi IP entro trenta minuti dalla segnalazione dei titolari dei diritti. Nel 2024 e nel 2025 il perimetro applicativo è stato ulteriormente ampliato, estendendo gli obblighi anche a infrastrutture condivise e intermediari tecnici globali.

Il Piracy Shield presenta tre criticità strutturali.

La prima è tecnica. Il blocco a livello IP o DNS in un ecosistema basato su cloud e CDN condivise produce overblocking sistematico. Servizi legittimi vengono oscurati insieme a quelli illegali. Episodi documentati, come l’inaccessibilità di Google Drive nel gennaio 2024, confermano che il rischio è reale e attuale.

La seconda è procedurale. Il sistema elimina il contraddittorio preventivo e concentra poteri rilevanti in capo a un’autorità amministrativa, con rimedi solo ex post. Il danno economico e reputazionale per i soggetti colpiti avviene prima di qualsiasi verifica effettiva.

La terza è sistemica. L’estensione degli obblighi a DNS pubblici, CDN e operatori globali mina la neutralità delle infrastrutture di rete, aumenta il rischio di ritiro di servizi strategici dal territorio nazionale sollevando dubbi di compatibilità con il principio di proporzionalità e con la direttiva NIS2 sulla cybersicurezza.

Il risultato è un sistema che produce danni certi e benefici incerti. La pirateria si adatta rapidamente, mentre i costi ricadono su utenti, imprese e sicurezza della rete.

La nostra proposta

Primo. Abrogazione del Piracy Shield nella sua forma attuale. Il contrasto alla pirateria deve tornare entro binari giuridicamente sostenibili, con interventi mirati, proporzionati e fondati su responsabilità diretta dei soggetti che diffondono contenuti illeciti, non sugli intermediari.

Secondo. Contrastare realmente la pirateria. La pirateria prospera quando l’offerta legale è costosa, frammentata e in alcuni casi inferiore per esperienza d’uso. Ignorare questo dato significa intervenire sugli effetti e non sulle cause. In Italia il fenomeno si è consolidato in un mercato chiuso e poco competitivo, dominato di fatto da un duopolio, in cui l’accesso completo al calcio richiede una spesa mensile che può superare i quarantacinque euro. A questi livelli di prezzo la pirateria diventa una risposta razionale per una parte rilevante dei consumatori.

Non bisogna limitare Internet per inseguire i flussi illegali, ma aprire il mercato dei diritti televisivi con l’obiettivo esplicito di ridurre il costo per l’utente finale. La storia recente lo dimostra. La pirateria musicale di massa è stata quasi azzerata non da un aumento della repressione, ma dall’arrivo di piattaforme come Spotify che hanno offerto un catalogo ampio, semplice e a un prezzo percepito come equo. La pirateria di massa emerge quando il prezzo del servizio viene giudicato eccessivo rispetto al valore offerto.

Il modello che proponiamo è simile quello adottato negli Stati Uniti per NBA e NFL. Le leghe vendono direttamente al pubblico l’accesso integrale al campionato attraverso piattaforme ufficiali, con un’offerta unificata, stabile e facilmente fruibile. Il costo dell’abbonamento annuale si colloca intorno ai centocinquanta euro, una soglia compatibile con una spesa di massa e pari a circa un quinto di quanto oggi è necessario per seguire l’insieme delle competizioni calcistiche nazionali ed europee tramite servizi frammentati. In questo assetto la concorrenza non si gioca più sull’esclusiva artificiale del contenuto, ma sui servizi aggiuntivi, sulla qualità editoriale e sull’esperienza complessiva offerta all’utente.

Applicare questo modello al calcio europeo significa istituire una piattaforma unica o pienamente interoperabile, gestita direttamente dalle federazioni, incaricata di distribuire le principali competizioni a un prezzo coerente con quello dei grandi servizi di streaming. L’impatto sarebbe strutturale. L’incentivo economico alla pirateria si ridurrebbe in modo significativo, una quota rilevante di utenti rientrerebbe nel mercato legale e le risorse oggi assorbite dai circuiti illegali verrebbero recuperate senza ricorrere a meccanismi di blocco invasivi o tecnicamente instabili. Al tempo stesso, si intercetterebbe una fascia di pubblico oggi esclusa, composta da utenti che non trovano conveniente né l’offerta legale né quella illegale.

Il Piracy Shield rappresenta una risposta tecnicamente rozza a un problema che è prima di tutto economico e industriale. Non va corretto. Va superato. La pirateria si riduce solo quando l’opzione legale diventa strutturalmente più conveniente di quella illegale.

Implementazione tecnica della proposta a cura di Nazareno Lecis

1. Acquirente unico e ridistribuzione non esclusiva

Un soggetto unico (es. consorzio vigilato, autorità pubblica o ente regolato) partecipa alle aste su incarico degli operatori e acquista lotti nazionali e internazionali. Redistribuisce poi l’accesso a tutti i broadcaster e piattaforme interessate, a condizioni tecniche eque.
L’utente finale può scegliere liberamente il servizio, ma l’accesso ai contenuti è garantito.
Si evitano le sovrapposizioni, la duplicazione di costi e l’obbligo di abbonarsi a più piattaforme.

Vantaggi:

  • Elimina la frammentazione dell’offerta e semplifica l’accesso per il pubblico.
  • Garantisce pluralismo nella distribuzione.
  • Riduce la duplicazione di costi per utenti e operatori.

Svantaggi:

  • Richiede un alto grado di intervento regolatorio o istituzionale.
  • Rischio di concentrazione eccessiva nella fase di contrattazione.
  • Potenziale rigidità del modello.

2. Licenza obbligatoria “must offer” dopo l’asta

Chi vince i diritti attraverso aste può conservarne l’esclusiva commerciale, ma deve offrire anche un pacchetto base a condizioni regolate:

  • prezzo massimo annuale,
  • nessun vincolo tecnico o di device,
  • disponibilità all’acquisto senza abbonamenti incrociati.

È una soluzione regolatoria leggera, compatibile con la competizione industriale.

Vantaggi:

  • Preserva la competizione per i diritti e la diversità di offerta.
  • Introduce una soglia legale minima accessibile.
  • Attuabile senza modificare il sistema d’asta esistente.

Svantaggi:

  • Necessita di vigilanza continua su compliance e condizioni d’accesso.
  • Il pacchetto base potrebbe essere reso poco competitivo dal titolare.
  • Non risolve la frammentazione tra più diritti distribuiti su operatori diversi.

3. Aste con licenze non esclusive (multi-operatore)

Le leghe mantengono le aste, ma offrono più licenze per lo stesso contenuto, eventualmente a prezzi differenziati.
Ogni broadcaster può acquistare i diritti e competere sul servizio, non sull’esclusiva.
Rende inutile la pirateria: ogni operatore ha accesso all’intero contenuto.
L’incentivo alla qualità si sposta su app, editoria, customer care.

Vantaggi:

  • Amplia la concorrenza e l’accesso legale al contenuto.
  • Rende l’offerta legale più attrattiva dell’opzione pirata.
  • Favorisce la competizione sulla qualità dell’esperienza utente.

Svantaggi:

  • Può ridurre il valore di mercato delle licenze per le leghe.
  • Richiede una modifica dei criteri di assegnazione in molte giurisdizioni.
  • Maggiore complessità nella gestione commerciale dei diritti.

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