Unione Europea

Tesi Programmatica

Contesto

L’Unione Europea è chiamata ad affrontare sfide cruciali che determineranno il suo ruolo nel contesto politico del XXI secolo.

In un mondo dove potenze autoritarie guadagnano terreno e la competizione tecnologica ridefinisce gli equilibri globali, l’Europa non può più permettersi di stare ferma: il costo dell’inazione ha superato di gran lunga quello del cambiamento.

Le proposte che seguono mirano a sbloccare il potenziale europeo attraverso riforme concrete e attuabili, superando l’attuale distanza tra grandi dichiarazioni di principio e scarsi risultati concreti. Il documento si articola in sei capitoli:

  • Il primo capitolo analizza la strategia europea sul cambiamento climatico, proponendo un approccio più efficiente che privilegi interventi cost-effective su scala nazionale, continentale e globale
  • Il secondo e terzo capitolo affrontano la questione della sicurezza, rispettivamente attraverso la progressiva costruzione di una difesa europea e lo sviluppo di una deterrenza nucleare autonoma
  • Il quarto capitolo esamina le barriere che impediscono una vera integrazione finanziaria, dalla frammentazione dei mercati dei capitali alle inefficienze delle infrastrutture post-trading
  • Il quinto capitolo affronta la contraddizione tra ambizioni di innovazione e iper-regolamentazione digitale, con particolare attenzione ai rischi dell’AI Act e della proposta Chat Control
  • Il sesto e ultimo capitolo delinea le riforme necessarie per una maggiore integrazione politica dell’Unione, dal superamento dell’unanimità al rafforzamento dello stato di diritto

L’insieme delle proposte mira a trasformare l’Europa in un attore globale credibile, scongiurando l’irrilevanza a cui l’attuale immobilismo ci sta condannando.

Cambiamento Climatico

Contesto

La comunità scientifica internazionale concorda ampiamente sul fatto che il cambiamento climatico attuale ha origine prevalentemente antropogenica, causato principalmente dall’emissione di gas serra derivanti dalle attività umane. L’aumento della concentrazione media di CO₂ (da 280 a 420 ppm), CH₄ e N₂O è incontestabile. Le prove empiriche e la modellistica climatica confermano che i modelli che considerano solo cause naturali non riescono a spiegare il riscaldamento osservato.

L’UE ha risposto con il Green New Deal e una pluralità di strumenti normativi, come:

  • CSRD: obbligo per le grandi aziende di rendicontare il loro impatto ambientale e sociale.
  • Tassonomia europea: definisce quali attività economiche sono sostenibili.
  • SFDR: regole per dichiarare la sostenibilità dei prodotti finanziari.
  • ETS: sistema che fa pagare chi emette più CO₂ e premia chi riduce.
  • CBAM: tassa sul carbonio alle frontiere per evitare delocalizzazioni inquinanti.
  • Direttiva case green: impone edifici più efficienti dal punto di vista energetico.
  • Auto 2035: stop alla vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2035.

Il green deal europeo non sempre ha scelto gli strumenti più efficaci per la transizione energetica. Ad esempio, nessun impulso è stato dato allo sviluppo del nucleare civile. Non si è stati in grado di promuovere celermente alcune infrastrutture necessarie alle fonti rinnovabili (reti). Infine, la cooperazione internazionale volta a coinvolgere altri blocchi economici è stata perlopiù trascurata. Le emissioni europee, già in discesa, rappresentano solo circa il 6% delle emissioni globali, rendendo il problema non risolvibile unicamente tramite riduzioni interne.

Problemi

L’attuale strategia UE si focalizza esclusivamente sugli interventi domestici, spesso non ottimali, comportando sacrifici economici e di competitività per l’Italia e l’Europa senza massimizzare l’impatto sulla mitigazione globale.

Interventi nei Paesi in via di sviluppo (PVS) o nei Paesi europei meno avanzati risulterebbero più efficienti: tali Paesi utilizzano tecnologie più obsolete e inquinanti e avranno un peso sempre crescente nelle emissioni globali; focalizzarsi sulla riduzione in tali aree comporterebbe quindi maggiori benefici a costi inferiori.

Tuttavia, le normative attuali limitano o escludono la possibilità per l’UE di contabilizzare come risparmi propri le riduzioni di emissioni ottenute tramite progetti finanziati in Paesi terzi. Questo scoraggia la cooperazione internazionale nei progetti di mitigazione più cost-effective, per timore di fenomeni come greenwashing o double counting.

Proposte

Si propone di concentrare gli sforzi sugli interventi di mitigazione più cost-effective e in linea con le evidenze scientifiche, per massimizzare l’impatto sulla riduzione globale delle emissioni. In concreto:

  1. Nucleare e rinnovabili: Si ritiene opportuno varare un ambizioso programma di sviluppo nucleare secondo le tecnologie attuali di terza generazione avanzata, senza attendere tecnologie oggi non attuabili quali quarta generazione o fusione nucleare. Risulterebbe inoltre efficiente una maggiore penetrazione delle energie rinnovabili. La penetrazione delle varie fonti energetiche dovrebbe essere stabilita sulla base di studi scientifici di calcolo del mix energetico ottimale, privilegiando nucleare civile, rinnovabili e altre fonti di energia low carbon. Si rinvia in proposito al documento programmatico del gruppo Energia, ambiente e sostenibilità.
  2. Sforzi Diplomatici e Trasferimento Tecnologico: Gli interventi meno cost-effective dovrebbero essere accantonati, almeno temporaneamente, in favore di progetti nei Paesi in via di sviluppo o nei Paesi europei meno avanzati come la Polonia, dove l’abbattimento delle emissioni è maggiore per unità di risorse. Promuovere aiuti allo sviluppo sostenibile, sia finanziari che tecnologici, per i PVS e pressioni per accelerare la transizione tecnologica fuori dall’Europa, arrivando fino a ritorsioni commerciali o diplomatiche per i Paesi più ricchi come la Cina.
  3. Contabilizzazione dei Risparmi: I risparmi di emissioni ottenuti fuori dall’UE tramite iniziative europee dovrebbero essere contabilizzati, almeno in parte, come risparmi italiani/europei, al fine di raggiungere gli obiettivi di riduzione autoimposti dall’UE.

Difesa Europea

Contesto

L’attuale contesto geopolitico richiede che l’Europa costruisca una capacità autonoma in materia di difesa, superando la dipendenza dagli Stati Uniti per asset strategici. Nonostante il potenziale (1.360.000 militari attivi per la sola UE), l’Europa soffre di frammentazione, disomogeneità delle capacità militari, acquisti al di fuori del mercato europeo e un’industria della difesa frammentata. Il problema più urgente è la penuria preoccupante di munizionamento. Le numerose iniziative passate (PSDC, PESCO, EDF, etc.) non hanno risolto le criticità principali.

Problemi

Il problema fondamentale è la mancanza di integrazione e standardizzazione. Le difformità nelle capacità militari, la dispersione delle risorse e la sovrapposizione delle strutture impediscono un’efficacia operativa e un’autonomia strategica credibili. Senza una difesa comune integrata, l’Europa non può esercitare un ruolo globale significativo. L’opposizione più forte risiede nella paura della perdita di sovranità nazionale.

Proposte

È imprescindibile procedere rapidamente verso una Difesa Europea Integrata.

  1. Ripristino Munizioni: Priorità assoluta è il ripristino delle scorte di munizioni, tramite acquisizioni comuni UE e standardizzazione.

  2. Integrazione Istituzionale: Utilizzare strumenti giuridici come un protocollo aggiuntivo ai trattati, cooperazione rafforzata, o la ratifica (urgente per l’Italia) del Trattato istitutivo della Comunità Europea di Difesa (CED), che porrebbe seriamente la questione dell’integrazione.

  3. Struttura Operativa: Creare un organismo politico di gestione (es. Consiglio di Sicurezza Europeo e/o Commissario alla Difesa) e un Corpo d’Armata Europeo iniziale di almeno 60.000 soldati, con capacità complete (terrestre, aerea, navale, cyber).

  4. Industria della Difesa: Istituire una Direzione Europea degli Armamenti per armonizzare l’industria, promuovendo standardizzazione ed economie di scala. L’investimento in tecnologia dual-use di frontiera porterebbe benefici economici significativi.

Deterrenza Nucleare Europea

Contesto

La crescente instabilità internazionale e il possibile disimpegno degli USA dalla difesa nucleare dell’Europa implicano la necessità di costruire una deterrenza nucleare italiana ed europea. Attualmente, l’Italia partecipa al sistema NATO, ma per ottenere una maggiore autonomia strategica europea è opportuno rafforzare la deterrenza già presente nel continente (Francia e Regno Unito). Il Trattato di Non Proliferazione (TNP) ha mostrato i suoi limiti nel prevenire la proliferazione globale.

Problemi

Il rischio principale è la mancanza di una chiara garanzia nucleare europea che copra la sicurezza nazionale italiana in caso di minaccia diretta. La modularità e l’efficacia difensiva della NATO necessitano di essere ampliate con una dimensione europea integrata.

Proposte

La strategia deve mirare a rafforzare l’autonomia strategica europea senza indebolire il rapporto con gli Stati Uniti.

  1. Deterrenza Europea Integrata: Assicurare una chiara garanzia nucleare europea, sfruttando prevalentemente gli arsenali esistenti (Francia e Regno Unito), con precise rassicurazioni sulla loro effettiva disponibilità in caso di minaccia diretta all’Italia.
  2. Opzione Nazionale: Riservarsi la possibilità futura di sviluppare una componente nazionale integrativa, qualora le garanzie europee non fossero sufficienti.
  3. Programma Civile: Sviluppare un programma nucleare civile avanzato in coordinamento con i partner europei, per incrementare le competenze tecniche e supportare indirettamente eventuali necessità militari future.

Integrazione Finanziaria Europea

Contesto

L’integrazione del mercato finanziario europeo è tutt’altro che completa, con criticità in quattro aree principali:

Diritto Assicurativo e di Distribuzione Assicurativa: Nonostante le direttive di liberalizzazione (come Solvency II) che prevedono il sistema di autorizzazione unica, le normative locali (specialmente sulla distribuzione assicurativa e sul contratto di assicurazione) rimangono profondamente diverse nei 27 Paesi membri. Ciò limita il vantaggio del sistema di autorizzazione unica, moltiplica i costi per imprese e intermediari che vogliono operare transfrontalieramente, e costituisce una barriera al mercato unico.

Piattaforme Post-Trading: In Europa, a causa della sua storia di divisioni tra Stati, esistono ancora decine di organismi diversi che gestiscono le operazioni dopo gli scambi finanziari: le CCP (Central Clearing Counterparty) (che garantiscono che le transazioni vadano a buon fine) e i CSD (Central Securities Depository) (che custodiscono i titoli). Oggi abbiamo 14 CCP e 24 CSD, mentre negli Stati Uniti tutto è centralizzato in un unico ente, la DTCC. Questo sistema europeo, chiamato già nel 2006 “modello spaghetti” per la sua complessità, crea grandi inefficienze: costi informatici e gestionali elevati, maggiori oneri di supervisione per l’ESMA (l’autorità europea dei mercati), protocolli di comunicazione non uniformi e regole legali e fiscali diverse da paese a paese. Il risultato è un notevole svantaggio competitivo rispetto agli USA..

Unione dei Mercati dei Capitali (CMU/SIU): Le imprese europee si affidano ancora troppo ai prestiti bancari (l’80% dei fondi finanziari). I risparmi delle famiglie (31% in depositi) non vengono canalizzati efficacemente verso investimenti ad alto potenziale, a differenza degli Stati Uniti (12% in depositi). Il Venture Capital (VC) è debole; il volume di investimenti in VC negli USA è circa tre volte quello europeo. I fondi pensione europei, pur detenendo asset per circa 2,7 mila miliardi di euro, investono in VC meno dello 0,02% dei loro asset totali (Figura 1).

Figura 1 - Quota di partecipazione dei fondi pensione sui fondi VC e PE raccolti (media 2007-2023) divisi per i maggiori paesi europei.
Fonte: ECMI - Closing the gaping hole in the capital market for EU start-ups – the role of pension funds

Unione Bancaria: L’integrazione sostanziale del settore bancario è stagnante dal 1999 e peggiorata dopo la crisi del 2008. Le banche USA sono sistematicamente più efficienti (in termini di redditività sul capitale proprio e margini di interesse) rispetto a quelle europee, che appaiono stagnanti o in calo nel valore di borsa. La frammentazione persiste a causa della bassa fiducia nel sistema della Banking Union, che porta le banche a preferire operare tramite filiali sussidiarie e limita i prestiti transfrontalieri quasi esclusivamente al mercato interbancario. Questo è aggravato anche dalle differenze regolamentari a livello nazionale, che persistono e ostacolano la creazione di un mercato bancario davvero integrato nell’UE.

Problemi

Diritto Assicurativo e Distribuzione Assicurativa: Le regole sulle assicurazioni cambiano molto da Paese a Paese in Europa, senza che ci siano reali motivi legati a esigenze locali. Questa frammentazione rende difficile per le compagnie operare oltre confine. La direttiva europea IDD è solo parziale (“principle based”) che dovrebbe armonizzare la materia, lascia ancora troppo spazio alle singole legislazioni nazionali. Inoltre, alcuni Stati aggiungono regole extra (goldplating), come avviene in Italia con l’obbligo di un documento informativo aggiuntivo (DIP aggiuntivo). Questi vincoli aumentano la burocrazia per le imprese ma non offrono una reale protezione in più ai clienti.

Piattaforme Post-Trading: La mancata integrazione delle infrastrutture finanziarie in Europa mantiene un sistema complicato, lento e incline agli errori. Le differenze tra le leggi e i regimi fiscali nazionali sono il principale ostacolo. Per questo i costi degli investimenti sono più alti che negli Stati Uniti: ad esempio, i fondi comuni azionari passivi in Europa costano in media lo 0,30%, mentre negli USA solo lo 0,06%. Senza la possibilità di sfruttare economie di scala, l’Europa rimane meno competitiva. Questa inefficienza scoraggia gli investitori e porta molte piccole e medie imprese innovative a rivolgersi agli Stati Uniti per ottenere capitali.

Mercati dei Capitali/VC: La struttura normativa rende difficile il finanziamento delle startup. Il regolamento EuVECA, pensato per sostenere i fondi di capitale di rischio, è stato poco utilizzato (solo 723 fondi registrati su 4.044 attivi).I motivi principali sono vincoli troppo rigidi:

  • l’investimento minimo richiesto ai non professionisti è di 100.000 €, una soglia che esclude gran parte degli investitori;
  • i fondi possono investire solo in imprese nelle fasi iniziali (early-stage), senza poter sostenere la crescita successiva (follow-on);
  • i fondi che superano i 500 milioni di euro raccolti devono rispettare la normativa AIFMD, molto più pesante in termini burocratici.

Questo porta molti fondi a restare artificialmente sotto quella soglia, limitando la raccolta di capitali e riducendo la capacità di far crescere le imprese innovative.

Unione Bancaria: La frammentazione ostacola la creazione di “campioni bancari paneuropei” capaci di competere globalmente. In Figura 2 si mostra il rendimento del capitale (cioè quanto frutta il capitale investito) delle banche UE e USA tra il 2009 e il 2018. Le banche statunitensi risultano costantemente più efficienti e redditive di quelle europee, soprattutto nella creazione di valore per gli azionisti, grazie anche al fatto che sono meno numerose, più integrate e inserite in un sistema bancario più unificato. La mancanza di un Sistema Europeo di Garanzia dei Depositi EDIS è un ostacolo cruciale, poiché le autorità nazionali sono riluttanti a condividere i rischi transfrontalieri. La scarsa integrazione comporta una cattiva allocazione dei capitali e un rischio sistemico, dove le banche sono troppo esposte al debito del proprio Paese.

Figura 2 - Rendimento del capitale bancario nel periodo 2009-2018 - Confronto UE vs. US

Proposte

Supportare iniziative a livello europeo per armonizzare il diritto Assicurativo

  1. Armonizzazione Normativa: Procedere al ravvicinamento degli ordinamenti, specialmente sulla disciplina della distribuzione assicurativa e del contratto di assicurazione.
  2. Sostituzione IDD: Sostituire la Direttiva IDD con un Regolamento europeo, immediatamente applicabile, per limitare il goldplating (come il DIP aggiuntivo) e creare una cultura giuridica più allineata.

Supportare le iniziative in corso a livello europeo sull’integrazione delle piattaforme Post-Trading

Proponiamo di supportare le iniziative esistenti della Commissione Europea volte ad armonizzare la normativa legale e fiscale applicata alle transazioni di titoli finanziari tra Stati membri e l’adozione di standard operativi condivisi tra le diverse CCP e depositari centrali CSD. L’obiettivo è semplificare i processi, stimolare la concorrenza tra le piattaforme di post-trading e favorire l’innovazione tecnologica nel settore. In questo modo sarà possibile ridurre i costi amministrativi, aumentare la liquidità dei mercati e rendere il sistema finanziario europeo più attrattivo per gli investimenti.

Supportare le iniziative in corso a livello europeo per completare l’Unione dei Mercati dei Capitali

Il 19 marzo 2025 la Commissione Europea ha pubblicato la comunicazione ufficiale sull’Unione del Risparmio e degli Investimenti (SIU) che rappresenta l’evoluzione e la nuova denominazione della precedente Unione dei Mercati dei Capitali (CMU). La SIU punta a un’integrazione più profonda dei mercati finanziari europei e a promuovere il risparmio di lungo termine, con particolare attenzione al rafforzamento della copertura e dell’adeguatezza pensionistica. Riteniamo di sostenere la SIU nel suo processo legislativo nel Parlamento Europeo. In particolare, riteniamo che sia necessario riformare il regolamento EuVECA per rendere più efficace il venture capital, sostenere il Listing Act per facilitare la quotazione delle imprese sui mercati, armonizzare le regole sugli investimenti diretti esteri e rivedere le direttive IORP II e Solvency II per incentivare fondi pensione e assicurazioni a investire nell’innovazione.

Supportare le iniziative in corso a livello europeo per completare l’Unione Bancaria

  1. Favorire l’integrazione bancaria europea: Promuovere il completamento dell’unione bancaria garantendo condizioni che consentano processi di consolidamento transnazionale (tramite M&A) tra istituti di credito, sotto la supervisione imparziale della BCE, evitando indebite interferenze o barriere di natura politica.
  2. EDIS: Istituire l’Assicurazione dei Depositi a livello Europeo (EDIS), fondamentale per superare le resistenze nazionali e garantire la fiducia nel sistema.
  3. Quadro Legislativo Country Blind: Introdurre un quadro legislativo bancario “country blind” per i gruppi bancari transfrontalieri, per consentire loro di gestire liquidità e capitale in modo integrato e consolidato.

Semplificazione Regolatoria in Ambito Digitale e IA

Contesto

L’Unione Europea adotta un approccio contraddittorio in merito all’innovazione. Da un lato nella Bussola per la competitività l’innovazione viene menzionata tra le esigenze trasformative dell’Unione per superare il gap con gli altri principali attori globali, dall’altro lato accumula normative digitali che soffocano l’innovazione a protezione di rischi ipotetici e incerti. L’EU AI Act, in vigore da agosto 2024, si aggiunge a un labirinto di oltre 100 atti legislativi digitali, tra cui GDPR, DSA e DMA. Il Rapporto Draghi evidenzia come questa iper-regolamentazione ostacoli lo sviluppo, ricordando che il 30% degli unicorni europei si è trasferito negli USA fra 2008 e 2021, un trend che l’AI Act rischia di aggravare. In aggiunta, il 14 ottobre 2025 il Consiglio UE voterà la proposta “Chat Control” (Regolamento per prevenire e combattere l’abuso sessuale sui minori) che sottoporrebbe a sorveglianza sistematica 450 milioni di cittadini europei: la norma obbligherebbe tutte le piattaforme a scansionare ogni messaggio privato, generando rischi reali e immediati per la privacy. Signal ha già annunciato l’abbandono del mercato UE piuttosto che compromettere la crittografia.

Problemi

L’iper-regolamentazione digitale paralizza la crescita su scala delle imprese tech

  • L’AI Act definisce categorie di rischio troppo ampie e impone soglie arbitrarie (10^25 FLOPS) già superate e non correlate a rischi reali. Le sandbox regolatorie, pensate per limitare l’impatto regressivo sull’innovazione, rischiano di arrivare tardi e frammentate in 27 regimi nazionali
  • L’AI Act aggiunge oneri di compliance rilevanti a quelli già generati dalle altre normative digitali favorendo le big tech globali
  • Il DDL IA italiano, approvato a settembre 2025 e precedentemente criticato dalla Commissione Europea, introduce procedure non armonizzate con l’AI Act aumentando ulteriormente costi e complessità senza benefici concreti

Chat Control rappresenta un rischio concreto e immediato alla privacy

  • Implementa una sorveglianza di massa
  • Compromette la crittografia end-to-end esponendo dati sensibili ad attori ostili
  • Mina i diritti fondamentali alla privacy e protezione dati garantiti dagli Articoli 7 e 8 della Carta UE
  • Mette milioni di cittadini a rischio di accuse infondate, causate dagli inevitabili falsi positivi
  • Non risolve il problema: le stesse Nazioni Unite avvertono che la sorveglianza di massa fallisce nel proteggere i minori
  • Stabilisce un precedente pericoloso che legittima governi autoritari ad implementare misure simili, minando l’espressione libera a livello globale

Proposte

Sospensione e riforma radicale dell’AI Act e del framework digitale. Sospendere l’implementazione dell’AI Act per i sistemi ad alto rischio fino a valutazione degli impatti. Limitare requisiti ex-ante ai soli usi realmente critici, adottando enforcement ex-post per il resto. Armonizzare i regimi sandbox nazionali in tutti gli Stati membri per favorire la sperimentazione. Semplificare il framework regolatorio digitale complessivo, eliminando duplicazioni. Adeguamento del quadro normativo italiano. Recepire le osservazioni della Commissione Europea e allineare le procedure al quadro europeo. Definire sandbox settoriali immediate – sanità, manifattura 4.0, fintech, agrotech, PA – con tempi certi. Rendere la compliance più rapida, chiara ed economica adottando best practices già sperimentate a livello globale. Rigettare definitivamente la proposta Chat Control. Si invita il Consiglio dell’Unione Europea a rigettare definitivamente la proposta di regolamento “Chat Control”, seguendo la posizione già espressa dal Parlamento Europeo con il voto di novembre 2023. Qualora invece la proposta venisse approvata sarà fondamentale, nella successiva fase di triloghi con Parlamento e Commissione, esercitare la massima pressione politica affinché il Parlamento ribadisca la propria contrarietà e ne determini il rigetto definitivo. In ogni caso, si raccomanda di sostituire l’approccio della sorveglianza generalizzata con: indagini mirate basate su sospetti fondati, e un saldo controllo giudiziario indipendente, a tutela dei diritti fondamentali. Serve distinguere tra rischi reali alla privacy che richiedono ferma opposizione, e timori ipotetici sull’innovazione che stanno causando danni economici certi, penalizzando l’UE rispetto ad USA e Cina. Solo così potremo proteggere i diritti fondamentali senza sacrificare il futuro economico e tecnologico europeo.

Integrazione Politica dell'Unione

Contesto

L’Unione Europea si trova in una fase cruciale: l’ordine internazionale è caratterizzato da forte instabilità, nuove competizioni globali e sfide che nessuno Stato membro può affrontare da solo. Pur avendo garantito pace e prosperità senza precedenti, l’UE oggi soffre di una frammentazione politica e istituzionale che ne limita l’efficacia. Le attuali strutture, concepite per un’Europa meno numerosa e meno complessa, mostrano crescenti difficoltà a rispondere in modo rapido e unitario. Ne risente la capacità di esercitare influenza globale e di mantenere credibilità presso i cittadini. Per evitare il rischio di marginalizzazione, diventa indispensabile un salto di qualità verso maggiore integrazione, coesione interna e legittimità democratica.

Problemi

Le difficoltà dell’UE derivano da limiti strutturali e politici. Il sistema decisionale, basato in gran parte sull’unanimità, produce paralisi e frena risposte tempestive. Il rispetto dei valori fondanti non è pienamente garantito e mancano strumenti forti per intervenire contro violazioni interne. La frammentazione economica e industriale riduce competitività e resilienza. Anche sul piano istituzionale, l’assetto attuale appare inadeguato a gestire ulteriori allargamenti e a rafforzare la legittimazione democratica. Infine, persistono disparità educative e linguistiche che ostacolano la costruzione di un’identità europea condivisa. In sintesi, l’Unione non dispone oggi degli strumenti politici, economici e culturali necessari per agire come attore unitario e rilevante nello scenario globale.

Proposte

Per aumentare l’influenza globale dell’UE, è necessario un percorso di evoluzione graduale e concreta.

  1. Tutela dei valori fondamentali: rafforzare i meccanismi di garanzia dello Stato di diritto, rendendoli più efficaci e vincolanti, così da tutelare la credibilità dell’Unione e la fiducia reciproca tra gli Stati membri.
  2. Riforma del processo decisionale: superare gradualmente l’unanimità a favore della maggioranza qualificata, con strumenti di salvaguardia per gli Stati, al fine di rendere l’UE più agile e capace di agire rapidamente.
  3. Coesione e Cultura: Ridurre l’eccesso di tecnocrazia. Costruire una base culturale condivisa attraverso la mobilità, gli scambi e la diffusione dell’apprendimento linguistico (con l’inglese come lingua veicolare comune).
  4. Allargamento: Mantenere una prospettiva credibile per Ucraina, Moldova, Georgia e Balcani occidentali, con un percorso chiaro verso l’adesione (entro il prossimo decennio per l’Ucraina), preparandosi a accogliere nuovi membri senza compromettere la funzionalità dell’Unione.

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