ORA! lancia 6 campagne politiche, su 6 temi, nei primi 6 mesi del 2026
Negli ultimi giorni di proteste, la sfida delle donne iraniane al regime di Teheran passa attraverso bruciare il ritratto dell’ayatollah per accendere una sigaretta.
In Iran le donne continuano ogni giorno a sfidare l’hijab obbligatorio, un gesto di ribellione che è diventato quasi quotidiano dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022 e le proteste “Donna, Vita, Libertà”.
Molte lo portano solo simbolicamente o lo tolgono in pubblico, mostrando una volontà fortissima di disobbedienza culturale.
Rispetto al passato la resistenza è molto più diffusa e frequente, ma il regime ha risposto con mano pesante.
Il Piano Noor usa telecamere con riconoscimento facciale per multarle, arrestarle o peggio; una nuova legge Chastity (emanata nel 2024 ed ora parzialmente sospesa) arrivava a communare pene di morte per “incitamento” contro il velo.
È un faticoso tira e molla: le donne guadagnano spazi simbolici e coraggio collettivo, ma la repressione statale è più tecnologica e feroce che mai.
Le proteste di questi giorni, che non accennano a diminuire, sembrano avere anzitutto motivazioni economiche ma, in un paese oppresso da una casta religiosa tanto violenta quanto corrotta, la lotta per i diritti civili e la libertà delle donne si intreccia con quella per la libertà economica e contro l’oppressione sociale che il regime esercita.
Rinnoviamo la nostra solidarietà a tutti gli iraniani e alle donne in particolare, riconoscendo in loro sia le maggiori vittime di questo regime ammalato sia la colonna portante della resistenza culturale ad esso.
Sino alla liberazione, per mano propria e non attraverso un’invasione dall’estero che porterebbe solo ulteriore violenza e distruzione, del popolo iraniano.