L’Italia è fuori dalla competizione globale sull’innovazione. Con appena 1,5 miliardi di euro di investimenti in venture capital nel 2024, il nostro Paese non riesce a creare economie di scala né imprese ad alto valore aggiunto. Francia e Germania investono quattro volte di più, il Regno Unito quattordici. Burocrazia e carenza di capitale (sia umano che finanziario) causano il ritardo.
Serve una svolta concreta: il venture capital deve diventare un motore della crescita italiana ed il capitale umano italiano e straniero va attirato in Italia.
Va aggiornata con urgenza la normativa sulle startup del 2012, superando l’idea che l’innovazione si definisca per legge. Occorre rendere più moderno e flessibile il modello di Srl, riducendo drasticamente i costi di costituzione e trasformandolo in un veicolo capace di attrarre capitale di rischio. Regole fiscali stabili e chiare sono indispensabili per restituire fiducia agli investitori.
Le università devono diventare motori d’impresa, con dottorati industriali e spin-off che trasformino conoscenza in impresa. I fondi pubblici vanno assegnati per risultati, non per territorio.
Infine, l’Italia deve sostenere l’Unione dei Mercati dei Capitali e un 28th Regime pragmatico per le startup europee, favorendo la crescita transnazionale dell’innovazione.
Dobbiamo porre l’innovazione al centro della politica economica.